Intervista a Flavio Cacciatori
Nov 07
 Evento caricato da Eugenio Santoro Torino, Piemonte - Italia

Intervista a Flavio Cacciatori

Torino, Piemonte - Italia

Vi avverto non sarà un compito facile. L’artista si rifiuta di rilasciare interviste, si rifiuta persino di parlare del lavoro. Allo stesso tempo svela frammenti della sua immaginazione che il redattore tenta di carpire mentre il suo sguardo è rapito dall’immaginario allucinogeno delle opere d’arte che vede durante le sue visite allo studio. L’artista dichiara: “è un universo dove l’astratto e le immagini rappresentative sono in collisione, orbita e satellite tra loro medesimi, creando pensieri liberi e narrative non lineari”. Il redattore è confuso. Scrivere non è sua abitudine. Preferisce lasciare fare ad altri, osservando come un voyeur, come lo scenografo che sta “dietro le quinte”. Nello specifico quando scrive fa spesso uso di note a pie’ di pagina e referenze, sentendo che la sua voce non è abbastanza autentica se non supportata dalle fonti da cui ha preso spunto.

Allo stesso tempo sa che questa volta non può seguire lo stesso metodo di lavoro. Deve lasciarsi ammaliare da queste immagini e da chi le ha prodotte. Deve sentire i profumi delle immagini che ti disorientano, della tavolozza che vibra di colori iridescenti. Cerca di capire da dove proviene quell’immaginario; pensa che Out of the Darkness and Into the Light (2009-2010) è direttamente collegato a un viaggio in moto che l’artista ha compiuto in India (forse una nuova Tahiti?) qualcosa che il redattore ha scoperto da un amico in comune con l’artista. Vanno insieme a vedere la sua ultima personale a Manhattan e il redattore rimane ipnotizzato dall’aura che quei dipinti emettono sulle pareti di una celebre galleria su Wooster Street. Li ha visti letteralmente brillare poiché i dipinti sono stati fatti su dei pannelli di legno e montati su una struttura che crea uno scalino e che permette alla luce di infrangersi e proiettare luci colorate sul muro. Questa situazione crea il seguente risultato: quando tenti di togliere lo sguardo dalle narrazioni immaginative (o meta-narrazioni) dei dipinti, del conflitto figurazione contro astrazione, sei rapito da queste strisce di ombre verdi, rossi o blu che circondano il muro intorno al quadro. Il redattore non può fare a meno di pensare a ciò che Gauguin disse a Sérusier: “come vedi questi alberi? Sono gialli, quindi metti del giallo; quest’ombra, piuttosto blu, va dipinta in puro oltremare; queste foglie rosse? Metti del vermiglione.