Intervista a Carmela Scardino
ott 31
 Evento caricato da Eugenio Santoro Enna, Sicilia - Italia

Intervista a Carmela Scardino

Enna, Sicilia - Italia

Penso che la pittura non sia affatto una lingua morta, mi vado invece convincendo che per la verità non è ancora nata. Proviamo a considerare l’idea di don Benedetto Croce, che un secolo fa diceva che l’opera sia tutta nella testa dell’artista che la pensa. Croce voleva dire che la pittura non è una forma d’arte a sé stante ma solo il metodo migliore che l’uomo ha inventato per esprimere quel che nella mente si era già rappresentato alla perfezione — ecco perché non si smette mai di dipingere, perché ogni dipinto “reale” resta sempre inferiore alla rappresentazione mentale da cui nasce. Arturo Pérez-Reverte, l’autore de La tavola fiamminga (non a caso dedicato a un quadro) ha dichiarato che per scrivere un romanzo ci mette due anni, il primo per definire intreccio e personaggi della storia, il secondo per scriverla — ma ha aggiunto che proprio questo atto di scrivere è per lui solo una seccatura e si augura che qualcuno inventi una “macchina per mettere su carta direttamente i suoi pensieri”. Il grande pittore è uno che dipinge per disperazione, sperando che inventino anche per lui una “macchina della pittura” che traduca su tela quello che ha già in testa. I famosi media che avrebbero surclassato la pittura non rappresentano un tentativo non di distruggerla quanto di perfezionarla, di ridurre lo scarto tra idea mentale e realtà visuale? L’impiego, oggi, di software come Paintbrush (che poi vuol dire pennello) o l’uso da parte di uno come Damien Hirst di motori rotanti per realizzare i suoi dipinti “casuali” non sono altrettanti tentativi di andare verso una simile painting machine?

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