GALLERIA IL MELOGRANO - RECENSIONE "WE WANT TO SAVE THE FUTURE"

“WE WANT TO SAVE THE FUTURE”, un’ opera dal forte valore simbolico.

Nell'opera “We want to save the future”, Alessandro Bianchi costruisce un paesaggio sospeso, essenziale e fortemente simbolico, nel quale la pittura diventa il luogo di una riflessione sul presente e, soprattutto, sulla possibilità di immaginare ancora un futuro. L'opera si sviluppa attraverso una composizione orizzontale nella quale una fascia di rosa scuro, attraversata da tonalità progressivamente più tenui, incontra un cielo grigio. Due sottili strisce bianche interrompono il paesaggio e ne segnano la divisione, creando una sorta di scansione visiva che accentua la sensazione di uno spazio fragile, sospeso tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora accadere. Sul cielo compaiono segni neri, liberi e leggeri, simili a un dripping rarefatto: una grata visiva non compatta che lascia respirare la superficie e introduce una tensione sottile. In questo scenario la presenza umana è affidata a un piccolo gruppo di giovani, rappresentati come figure in ombra, seduti su una collina e rivolti verso uno scampolo di luce. Sono quattro presenze che osservano un mondo al limite del declino, ma che non rinunciano all'attesa di una riscossa. Il rosa vivo diventa così il colore della speranza: attraversa lo spazio dell'opera e sembra accendere, proprio a partire dalle figure umane, la possibilità di una ripartenza fondata su valori nuovi e più autentici. Anche la natura è ridotta a pochi, significativi segnali tre alberi lontani e tre uccelli ancora liberi nel cielo. Uomo, natura e animali diventano le identità attraverso cui l'artista affida al futuro una possibilità di rinascita. In basso, la frase assume il valore di un grido collettivo. Non è una semplice dichiarazione, ma l'espressione di una volontà: quella di non arrendersi davanti a un mondo segnato da fallimenti, distruzione e perdita. 

Nato a Livorno nel 1970, Alessandro Bianchi ha sviluppato da autodidatta un percorso artistico libero, passando dalla fotografia paesaggistica alla pittura, dall'olio all' acrilico, dall'astrazione allo studio della figura e dell'acquerello. Le sue esperienze e le influenze di artisti come Van Gogh, Kandinsky, Picasso, Modigliani, Miró e Pollock hanno alimentato una ricerca personale oggi aperta a linguaggi e tecniche differenti. 

In “We want to save the future”, questa libertà si traduce in un'opera che guarda al presente senza rinunciare alla speranza.


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