Alessandra Urso

Alessia Mostacchi ripropone un tema ampiamente visitato nella Storia dell'arte,  le nature morte, i tralci decorativi, le allegorie della Natura (da Caravaggio a Rubens gli esempi abbondano).

Qui i fiori sono qualcosa di diverso, qualcosa di più di un semplice elemento decorativo: sono dei veri e propri "ritratti" di individui unici, che pur appartenendo ad una specie sono tutti diversi l'uno dall'altro.

È la metafora della vita che impone binari uguali per tutti, ma che lungo il suo percorso crea esperienze che distinguono un individuo dagli altri.

Quindi un fiore, che sboccia alla vita bagnato dalla rugiada,  occupa un momento ed un luogo irripetibili per la loro unicità; è l'attimo fuggente di ciò che è appena nato e che non può fare altro che evolvere per poi sfiorire; è la bellezza che si impone nella sua fragranza e di cui non rimarrà traccia nella memoria di alcuno, se non immortalata nell'immagine.

Un fiore che per dispiegarsi nella sua bellezza ha dovuto lottare con forza e determinazione,  facendosi strada magari nella roccia, o da luoghi oscuri, nutrendosi di poche gocce d'acqua; questa è la sua storia silenziosa, il racconto di una vita delicata ed estremamente vulnerabile la cui bellezza lo rende potente ed unico.

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