prof, Massimo Pasqualone

Angela Di Teodoro vive il tempo della bellezza attraverso una decisa decostruzione del paesaggio che fa esplodere in evidenti emozioni cromatiche, dense, a volte violente, dove prevale il dominio assoluto della luce e del silenzio. Chiaramente il paesaggio è luogo dell?anima, dove l?artista cerca sé stessa, cerca la pace nella pace della natura, vive, oserei dire, un sentimento di adesione panica, con un?anima inquieta che specchia la sua essenza nelle profondità marine, perché la vita è come il mare: apparentemente immobile eppure sempre in movimento. Mi sovviene una delicata meditazione di Pablo Neruda: E' proibito non fare le cose per te stesso,  avere paura della vita e dei suoi compromessi,  non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.  E' proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,  dimenticare i suoi occhi e le sue risate  solo perché le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.  Dimenticare il passato e farlo scontare al presente. Il tempo e la voce del silenzio pervadono inoltre alcune sue opere, dove domina una dimensione onirica, il sogno come decriptazione del presente e dell?esistente, con l?artista che attinge al serbatoio dei ricordi, a volte conscia dell?inutilità della memoria, palombaro dello spirito, in una profonda ricerca introspettiva che si fa ansia metafisica, come mostrano i correlativi oggettivi presenti nelle sue opere. D?altronde, ci ricorda Arthur Schopenhauer, ? La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare?. Angela Di Teodoro sa certamente che la conoscenza umana ha un limite che solo l?arte può e deve superare, sa che l?illusione creata da questi spiragli di luce si spegne presto ed il sogno subito si dissolve, ma l?artista a tutto questo è avvezzo e non perde mai la speranza di rinnovare il suo impegno nel mondo. Lo dimostrano le opere più recenti, con una forte propensione al multi materico, preludio ad una seconda navigazione della coscienza, nella quale l?artista, per dirla con Alda Merini, interroga il mondo intero e le sue certezze, con la coscienza che diventa il centro emozionale della sua arte, in una attenta e sincera ermeneutica della realtà.
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