Leo Strozzieri

Antonio Zucchiatti: l’energia del segno della materia del colore Con entusiasmo e senza freni Antonio Zucchiatti si lascia andare nella sua pratica pittorica all’impulso frenetico talora anche anarchico esternando così una carica energetica straordinaria formulata linguisticamente attraverso il gesto, il colore, il segno, la materia, l’intreccio babelico,l’ ardito impianto immaginativo. Una pittura, quindi, la sua, estremamente dinamica con rilevanti propensioni alla trasgressione e con clamori visivi davvero insoliti soprattutto in certe sue opere ove la costruzione è più complessa e magmatica.. Al dinamismo coopera in modo determinante il colore acceso, espressionistico, fiammeggiante, passionale oltre ogni dire. I suoi rossi sembrano usciti dalla fucina di Vulcano e scaraventati in modo irriverente sulla tela. Ci sono però opere nelle quali invece la struttura si fa semplice e lineare, scandita da spazialità e spirito minimalista: allora ci troviamo dinanzi ad una mirabile prova di astrattismo lirico. E’ dato riscontrare in questo genere di lavori, che a mio avviso sono straordinari, una perfetta interazione tra la gestualità informale e la misura razionale dello spazio e della luce. Cito l’opera “La guerra degli aquiloni”, autentico gioiello. Indubbiamente l’artista ha introiettato a piene mani il patrimonio notevole della poetica informale cui è sottesa quella libertà di pensiero originante la cultura dell’epoca contemporanea che sappiamo essere attanagliata dal dubbio e dalla mobilità. In tal senso abbiamo in lui richiami a grandi protagonisti italiani e internazionali dell’Art Autre, quali Burri, Di Ruggiero, Pollock, Hartung, solo per citare alcuni nomi, ma non di epigonismo trattasi, bensì di personale riflessione su una pagina fondamentale dell’arte del novecento, scaturita nell’intimità del suo studio. Ma veniamo a quella serie di opere nelle quali c’è un vago richiamo iconico, ovvero la proiezioni di neumi umanoidi talora in dialogo tra loro. Forse un’attrazione per la dimensione plastico-visionaria che va letta tenendo presente la temperie psicologica dell’autore a cui non manca certo la volontà comunicativa verso il pubblico. Il loro disporsi sulla superficie in modo estremamente naturale è segno di una ideazione assai controllata delle composizioni, come del resto lo è la fantasia al servizio di una disponibilità ludica molto evidente in lui. A questo proposito si veda la suite di dipinti del 2013 dedicati al Carnevale , ed anche opere sul tema dell’incontro e del dialogo. Il gioco! Zucchiatti ama giocare e per lui la pittura è divertimento: solo questa considerazione spiega il ricorso al caso che sempre nella poetica informale assume un ruolo determinante nonostante l’artista si sforzi di mettere in campo tutti gli strumenti per indirizzarlo verso una qualche razionalità strutturale. Non è possibile chiudere questa mia breve testimonianza critica senza evidenziare il fattore luministico nell’opera di Antonio Zucchiatti. Una luce disseminata per bagliori, per squarci irregolari che creano una dialettica pieno/vuoto, ombra/tenebra; una luce per lo più antitetica a quella naturale a quella serotina o aurorale. E’ la luce che infiamma, che riscalda, brucia la materia nel tentativo di spiritualizzarla in un martirio laico. Leo Strozzieri 2015.

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