Alberto Altamura

Carmen Manco e il mondo fascinoso del mito

     Il mondo classico è sempre una fonte viva di ispirazione e di poesia per chi, naturalmente, sappia penetrare in esso con la dovuta sensibilità ed il necessario amore.
Il mito poi, in particolare, è una sorta di ‘filo rosso’ che lo attraversa da un capo all’ altro del suo territorio, dalla poesia (sia epica sia lirica) alla filosofia, dal teatro alla storiografia, sia in chiave seria (si pensi per un attimo alla tragedia classica) che ironica e grottesca (un riferimento d’ obbligo alla commedia aristofanesca e ai drammi satireschi).
E’ quanto succede a Carmen Manco che rivisita il mondo del mito in chiave personale, offrendone una   lettura “al femminile” colta, intelligente ed intrigante insieme.
Da donna e da artista, infatti, si sente affascinata dal mondo del mito nel quale spesso ad avere un ruolo essenziale e diciamo così dinamico sono le figure femminili, siano esse dee, ninfe, nereidi, potameidi. Insomma, attratta da questo scenario e dai non pochi personaggi che agiscono in esso, si muove sulle loro tracce riproporne la fisionomia più intima e sostanziale, gli attributi, le forme (sia in senso letterale che simbolico).
Ed allora ecco alternarsi le splendide tele che,  muovendo dal tema del Kaos primordiale e di Gea, la madre-terra di ascendenza mediterranea, si articolano in un percorso multiforme dominato da una rosa di figure femminili che, a dispetto o, meglio, in parallelo all’ avvento del pantheon classico maschile (dove primeggiano le figure dei famosi dèi  Zeus, Apollo, Ermes, Plutone, Ares, Poseidon…), rivendicano (e a ragione) un ruolo paritetico fondamentale: Afrodite, Demètra, Atena, Diana, Temi, Meti, Mnemosine (la madre delle Muse). Del resto, sarebbe appena il caso di osservare che nel mondo classico in origine domina il pantheon femminile, con l’ avvento della civiltà indoeuropea, si afferma il pantheon maschile (quello di Zeus, Urano, Plutone…).
Carmen Manco, ispirata da un alto concetto della bellezza e della grazia, riesce a travasare nelle sue figure una carica di grande femminilità e non di rado di voluttuosità, facendoci avvicinare a quel mondo di dee e di semidee, con una sensibilità protesa a riscoprire la bellezza del cosmo. Del resto,  cosmo cos’ altro vuol dire se non ‘ordine’,’armonia’,’bellezza’?
Le sue figure - non si periti l’ osservatore di osservarle con attenzione – hanno un forte richiamo ed impatto visivo in virtù proprio della loro bellezza, fascino e suggestione. Sono nello stesso tempo creature umane e sovraumane, assommando in sé qualità e attributi di straordinario valore.
Ma ciò che, a mio avviso, caratterizza le sue tele è la sua innegabile unità stilistica e formale, la coerenza dei temi, la pregevole qualità espressiva.
Carmen Manco , in virtù della sua intensa operosità artistica nel corso del quale si è cimentata con vari temi (paesaggi, nature morte e figure femminili) caratterizzati sempre da vivacità cromatica e stilistica, ha dato prova di indiscutibile talento,  imponendo una chiave di lettura attendibile del mito classico e realizzando opere di sicuro pregio e, come dicevo sopra, di indiscusso richiamo.
C’è in lei un felice connubio tra antico e moderno, tra tradizione figurativa e ricerca artistica: infatti, le sue figure rimandano a modelli della tradizione artistica nazionale e europea direi di stampo rinascimentale, ma la ‘scrittura’ è moderna, nel senso che entrano in gioco non pochi elementi riconducibili alla pittura moderna, ad es. futurista, simbolista, informale (per quel che di incòndito volutamente permane).
Sicché è possibile parlare di una pittura colta, per la densità dei richiami in essa sottesi o talora espliciti, ma non per questa fredda ed astratta, e nello stesso tempo coinvolgente, per la capacità tutta propria dell’ artista di calarsi nei soggetti rappresentati e di tradurli scenograficamente con una pennellata ampia, sfumata, ricercata. E, dato squisitamente moderno, di ‘umanizzarle’ e di versare in essa una sensibilità ed inquietudine propriamente moderne. Non di rado ,infatti, ci sono figure che appaiono smarrite, inquiete,circospette, a segnalare una profonda difficoltà a situarsi nel ‘reale’ e a relazionarsi con gli esseri circostanti. Sembra che l’artista abbia prestato alle antiche dee o semidee( siano esse naiadi o ninfe o baccanti) una tensione che è tutta moderna tra ideale e reale, tra estetica ed etica, tra silenzio e ….parola. Pertanto, a Carmen Manco è riuscito, parafrasando alcuni versi del poeta Raffaele Carrieri,di ricondurre sulle rive dello Jonio gentile le Muse, da qualche tempo non solo neglette ma persino relegate altrove, e di farcene riscoprire lo splendore e il mistero.

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