Leo Strozzieri
Incontro con l’ artista Carmen Manco: il “ginecentrismo” in pittura
In occasione di un prestigioso premio di arti visive recentemente tenutosi nel Gargano, abbiamo incontrato un’ artista espositrice di grande interesse, in quanto il suo tema dominante, quello della figura femminile, pur ricorrente in pittori e pittrici contemporanee, è trattato con intenti filosofici, addirittura facendo ricorso ad una sorta di ginecentrismo, ovvero la centralità di questa figura non tanto e non solo in campo sociale, ma addirittura sul piano cosmologico.
Stiamo parlando di Carmen Manco, artista pugliese con ormai al suo attivo importanti riconoscimenti a livello nazionale.
Nata a Taranto nel 1962, consegue nella sua città natia la maturità scientifica al termine della quale intraprende un’ intensa attività artistica parallelamente al corso di laurea alla facoltà di Magistero di Lecce. Assai sensibile alle componenti luce e colore, è molto attratta dall’ esperienza impressionista che si riscontra in una stupenda serie di acquerelli ove l’ artista struttura le visioni paesaggistiche in uno schema logico facendo ricorso alla geometria.
Nella sua recente produzione, per la quale le sono stati attributi consistenti riconoscimenti dalla critica più autorevole, l’ artista pugliese, come detto, ha concentrato il suo interesse prevalentemente sulla figura femminile, mai trattata con i canoni del verismo o facendo ricorso a dettami romantici. Intanto magistrale appare la perizia con la quale
struttura le anatomie delle sue creature uscite quasi da un perimetro onirico, sicchè tutte le composizioni diventano scene di una fiaba, di un romanzo fantastico ove lei, la donna diviene sacerdotessa in atto di compiere la liturgia dell’ amore universale. I richiami alla cultura rinascimentale sono evidenti, mentre la cifra linguistica è propria della contemporaneità grazie ad un fitto intreccio segnico e materico che evoca la poetica informale.
Sappiamo come per la cosiddetta “Art Autre” sia stato fondamentale il rapporto con la materia la cui indagine ha portato a risultati coincidenti con il pensiero scientifico. Ad esempio è ormai acquisito essere l’ energia a fondamento della materia che un tempo si pensava statica e inerme. Nelle opere di manco il fulcro energetico viene espresso attraverso proprio l’ icona della donna che pur in posizione riflessiva riesce a calamitare lo spazio circostante.
A questo proposito ha scritto Alberto Altamura: C’è in lei un felice connubio tra antico e moderno, tra tradizione figurativa e ricerca artistica: infatti le sue figure rimandano a modelli della tradizione artistica nazionale ed europea direi di stampo rinascimentale, ma la ‘scrittura’ è moderna, ad es. futuristica, simbolista, informale (per quel che incòndito volutamente permane). Sicchè è possibile parlare di una pittura colta, per la densità dei richiami”.
In questa sorta di ginecentrismo, che nulla ha in comune con le battaglie femministe del secolo scorso, a me pare risieda l ‘essenza della sua pittura, sempre misurata e pregna di luminosità come si conviene ad una tradizione iconica mediterranea.
Al di là di queste considerazioni di ordine culturale, la ricerca artistica di Carmen Manco si lascia apprezzare anche per una leggera vena elegiaca suffragata da lirica melanconia nelle posture delle figure femminili che, lungi dal porsi come dominatrici, esibiscono una raffinata eleganza frutto ovviamente dell’ intima spiritualità dell’ autrice. Il loro sguardo talora enigmatico e quasi estraneo al presente rafforza il sentimento del tempo che scorre lasciando in eredità agli umani una ricchezza di esperienza.