Franchino Falsetti
Dissolvenze
L?arte contemporanea è entrata in una dimensione entropica dove il moderno ed il post-moderno mescolano stili ,ormai, ?storicizzati? con una illimitata produzione,a volte, ripetitiva ed imitativa, di esperienze già determinate o di illusoria originalità.
Ciò che si oscura è la personalità dell?artista rispetto al riconoscimento del suo atto creativo: tutto appare come ?ombra? dove si nascondono le idee di una nuova continuità o di nuove ?rotture? di una modernità che ha raggiunto livelli di esasperazione performativa senza offrire le condizioni per un Umanesimo capace di combattere i nuovi mali del XXI secolo.
Claudio Bonfiglioli è un artista che sente il condizionamento dell?inferno dell?arte moderna ( ricordando Celant ), ma esprime con temperamento il disagio nel sentirsi un uomo dimezzato e di vivere in una società di senza volto.
La sua pittura non è un atto di rassegnazione, né una risposta evasiva, un atto dovuto all?impotenza di essere altro, di non sentirsi pienamente realizzato.
La sua arte è una ricerca in progress , un percorso che sperimenta fasi di una progettualità fatta di azioni, di movimenti e di osservazioni, mettendo in evidenza situazioni e modelli relazionali della nostra quotidianità attraverso l?occhio deformante delle nuove diffuse ideologie delle industrie e dei consumi culturali.
Claudio Bonfiglioli richiamandosi agli stili definiti ?art autre?( Michel Apié) e all?Art brut (Jean Dubuffet), sviluppa, con una personale rielaborazione pittorica e contenutistica, il concetto di restituire lo sguardo dell?innocenza, spogliando le immagini dalle loro incrostazioni e sovrastrutture,quali gli stereotipi pubblicitari di mondi omologati e socialmente industrializzati.
Le sue fantasmagorie si costituiscono come impossibili ed impraticabili, ma servono per rendere visibili le iperbole di una disumanizzante società e l?angoscia dell?alienazione e della incomunicabilità.
Sembra di ri-vedere le opere esemplari di Hieronymus van Aken,soprannominato Bosch, che riuscì a mettere in controluce le follie del mondo, l?impotenza di comprenderne ogni supposta motivazione.
Anche Claudio Bonfiglioli mette in controluce le contraddizioni di una società sorda ed insensibile a qualunque sollecitazione di ricerca armonica delle verità possibili: il suo approccio con la realtà è di tipo surrealista e il suo pessimismo dà forma e risalto all?indagine trasfigurante delle contraddizioni e delle problematiche, non risolte, della società post-moderna.
Sul piano artistico Kandinskij affermava che ?Contrasti e contraddizioni:questa è la nostra armonia?. E questa sembra l?armonia che ritrova Claudio Bonfiglioli nella sua produzione artistica. Tutto si muove attraverso il fissare i momenti del nostro agire quotidiano ( individuale o collettivo) e tutto si sviluppa come una sequenza filmica girata in moviola: i singoli fotogrammi scandiscono i sensi della interpretazione ed il rapporto tra azione e tempo, tra idea ed immaginario. Il suo è un impegno politico, senza la pretesa di voler trasformare l?artista in un novello sacerdote, custode della ortodossia delle pure tradizioni . Non vuole sentirsi complice di un divenire non conforme alla sua ricerca di libertà e di verità. Tutto, oggi, si muove nella menzogna e nella tirannide e tutto diventa sinonimo di confusione e di disordine. Ciò che serve in questo moderno stato ?liquido? dei sentimenti e dell?intelletto è tentare di richiamare l?attenzione sulle dilaganti deformazioni ed alterazioni della natura umana e del modo di pensare la società, le sue implicazioni e le sue manifestazioni. Questo è il progetto culturale di Claudio Bonfiglioli: presentare con una certa ironia, attraverso l?opera d?arte un insieme di significati, una sorta di lettura multipla dove l?Io si antepone all?altro per una verifica e per segnare un confine ideale tra la percezione di sé e l?interpretazione oggettuale.
Questo sdoppiamento consente di trasfigurare la realtà in caleidoscopiche dissolvenze e di ?sezionarla in ogni suo angolo dimenticato?, aggiunge Bonfiglioli.
Le sue immagini di donne e uomini sono dipinte con i colori dei clowns e si stagliano come sagome; si muovono come le antiche marionette, manovrate da fili invisibili in un teatrino, che sembra far rivivere il gioco delle ombre cinesi, specchio segreto delle nostre ansie,delle nascoste angosce e dei nostri desideri inespressi.
L?arte si fa,così, discorso da vedere: diventa la traccia, lo schizzo dei pensieri, delle idee che non devono suggerirci modelli da imitare o passive forme di mortificante conformismo, ma devono sollecitarci a restare ?svegli? per saper irrompere nel buio delle trappole insidiose delle seduzioni edonistiche del potere effimero ed egoistico, alimentate dai linguaggi artificiali e globalizzanti. E? la ?logosfera? che ci avvolge e che Brecht proponeva, per diluirne l?avvelenamento, di elaborare la scossa, una pratica che operi la discontinuità nella comunicazione e ci avverta, con segnali rumorosi, della pericolosità della univocità dell?emittente. Le sottili armi della persuasione rischiano di essere invisibili, bisogna sottoporle ad un trattamento chimico corrosivo per neutralizzarne gli effetti. Tutto questo fa parte del progetto culturale di Claudio Bonfiglioli. La sua ricerca, fatta di pensieri e di immagini surreali, testimonia la presenza soffocante ed omologante di ciò che è abitudinario,di ciò che non ci meraviglia più, della noia dell?essere e dell?esistenza, una sorta di visione pessimistica ma reale di un mondo sempre pi incomprensibile ed inaccettabile.
Nella sua pittura si nascondono messaggi che fanno rumore , che sanno cogliere le note dissonanti delle nostre disillusioni e del nostro sentirci ?contro?:è un piccolo manifesto dove non si celebra un elenco di buoni propositi o di roboanti rivoluzioni culturali, ma si sottolineano i contrasti esistenziali, il divario sempre più marcato, tra il desiderio di affermazione della propria identità e le diverse identità imposte da un gioco perverso di sopravvivenza.
Nell?arte di Bonfiglioli si coglie l?amarezza e la consapevolezza dell? evidente crisi del futuro, quella che lo storico e filosofo K.Pomian trattò in un suo saggio,intitolato La crisi dell?avvenire , poiché realizzare il nuovo o l?uomo nuovo, significa cambiare il rapporto con la storia e sottolinearne la molla propulsiva basata sul denaro o carta ?moneta:?L?avvenire è, scrive Pomian, letteralmente,iniettato nel tessuto stesso del presente sotto forma di carta-moneta?La più che bimillenaria storia della monetizzazione dell?economia è anche la storia di una crescente dipendenza del presente dal futuro?.
Prof. Franchino Falsetti
Critico d?Arte