Azzurra Immediato

"Fotografia, foto-grafia, significa scrivere con la luce.

La fotografia, il cinema, conferiscono una specie di immortalità, una preminenza alle immagini e non alla vita reale." Marshall McLuhan

In tal modo il sociologo canadese guardava e considerava la fotografia, secondo una valenza legata ad un processo cognitivo e percettivo che affidava al segno, alla semiotica della traccia, il quid fenomenico ma anche ontologico ex post del medium. Nella medesima maniera interviene il focus pittorico dell'artista Daniela Cantergiani, che torna in Galleria Farini Concept in occasione della XXII Collettiva Internazionale di Pittura, Scultura e Fotografia del Progetto Arte a Palazzo, con una opera intitolata, giustappunto, Ombre di luce ed "ispirata ad una immagine della ricerca fotografica in bianco e nero sul corpo "Luce che disegna l'ombra" del fotografo Matteo Colla del 2013" come ricorda la pittrice bolognese.

La Cantergiani, formatasi con un percorso autodidattico, ha già partecipato con successo a molti concorsi ed esposizioni, ottenendo un placet del pubblico e della critica.

Da sempre, tuttavia, ella è stata affascinata dall'arte contemporanea, nella pluralità dei suoi linguaggi, sino ad arrivare alla scrittura, pubblicando due libri di narrativa e poesia. La pittura, in particolare è dal 2013 suo campo d’azione prediletto, secondo le istanze di un espressionismo legato ad una epifania diretta, non mediata da un bozzetto preparatorio, bensì filiazione di una estemporaneità che si affida all’azione creativa tout court, in parallelo a quanto accade per la sua vena poetica o narrativa. 

Ciononostante, l'opera Ombre di luce è una sorta di eccezione, avendo già a modello uno scatto fotografico ma, la traduzione in pittura, è stata generata dal metodo ormai divenuto modus pingendi della Cantergiani e traslato secondo una nuova valenza identitaria. Tale mutamento fa dell'immagine pittorica una dimensione dell'astrazione compositiva entro cui, la monocromia del bianco e del nero, i giochi della scala di grigi che pure appartengono alla scena pittorica, divengono protagonisti prima della forma che sono chiamati a generare.

Ombre di luce è, al contempo, un dipinto di stampo astratto ma anche concettuale, giacchè richiama ad una perturbazione percettiva in assenza di appigli di prima riconoscibilità e che assume un ruolo fluido, un po' in rimando non intenzionale alla teoria di Bauman ma anche all'idea più ampia di 'flusso'. La foto di Matteo Colla, da cui il quadro ha tratto ispirazione, porgeva il proprio obiettivo sul corpo umano e sulla sua interazione con la luce, conseguentemente, con l'ombra; dunque, la pratica pittorica della Cantergiani riporta il sostare di una traccia fenomenica temporanea che pure i media artistici hanno eternato, approdando ad una nuova idea di radicale esigenza esistenziale. La ricerca, in tal caso, ex ante, del fotografo ed ex post della pittrice, guarda ad una tensione che è una sorta di tentativo di portare luce su una velata e silente assenza, tuttavia, di natura persuasiva, la cui elaborazione scenica e figurativa si pone come possibilità unica nel suo agire, nella dimensione spaziale e temporale, tanto da porsi quale varco di trasmissione narrativa, latrice di pathosformeln, afferenti all'ambito dell'archetipo ed in grado di rivolgersi a dialogare profondamente al presente individuale e collettivo. Ogni pennellata si spinge in tale direzione, ogni modulazione cromatica guarda verso quello che oserei definire un progetto performativo, carico di pathos e sviluppato secondo una poetica visione.

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