R. Lauria
Ad una prima lettura i suoi quadri ci appaiono come esplosioni astrali in mondi in divenire, forme a volte solide, a volte gassose, ci pare quasi di intravedere dei paesaggi che pian piano vanno formandosi per poi di nuovo scomporsi nelle tele successive: si perché l'opera può, o forse deve, essere considerata nel suo insieme, ma questi paesaggi, questi mondi appartengono ad una realtà fisica, anche se fantasiosa, o no forse ad una realtà metafisicadi esclusiva appartenenza dell'artista?
Esperienze personali, riflessioni, frequentazioni musicali (dal colore si risale al suono e viceversa) e pellegrinaggi intellettuali, coinvolgono lo spettatore risvegliando in lui ricordi di non interpretati sogni e riminescenze di affetti perduti per sempre. Sono paesaggi interiori che più che disfarsi evolvono progressivamente e a noi pare non fuori luogo citare I. Evola - del periodo dadaista - : "alla direzione di un autotrascendimento discendente si oppone quella di un autotrascendimento ascendente. Il puro centrale, al di là del caos o in mezzo al caos, deve essere la volontà lucida; l'arbitrio, lo sconvolgimento delle forme deve adombrare l'individuo assoluto e il suo dominio. L'impulso non deve essere di immergersi nella vita, ma di portarsi al di là della vita".
"Il capolavoro dell' arte moderna sta altrove, non nella produzione di un opera perfetta e compiuta bensì nella realizzazione di un nuovo modo di vivere la funzione estetica..." :così J. Evola nel 1925. E la progressione quasi cosmica delle opere di Davide De Luca ben si attaglia all'affermazione sopra citata: una nuova estetica intesa come superamento dell'immagine conosciuta per dipanarsi in quella molteplicità di paesaggi interiori che popolano la sfera più intima dell'artista il cui attuale bisogno è quello di far partecipare lo spettatore ad un qualcosa di strettamente privato che tende inesorabilmente ad oggettivarsi. Pertanto non fuga dalla realtà e necessità di rifugiarsi nell'onirico, bensì ineluttabilità di condivisione di un "creato" che col tempo e con innumerevoli difficoltà è venuto formandosi tramite sedimentazioni e stratificazioni.
Un'immersione, quindi, non nell'ignoto ma in quella primigenia materia che, agglomerandosi e sovrapponendosi, ha "formulato" l'Homo Faber, l'Uomo Costruttore che in tutti noi dimora e che null'altro attende, dall'esterno e dall'interno, di essere risvegliato e di poter assurgere a nuova natura: l'Egregoros, colui che vigila.