Rosita Russo

L’arte contemporanea permette al pubblico di farsi guidare dallo stato d’animo che le tele suscitano ed avere una libera interpretazione sulle stesse, immaginare la loro storia tramite i sensi ed interpretare ciò che vogliono comunicare.

Nelle tele di Daniele Sbaffi non è difficile cogliere quel filo conduttore che ci lega al dipinto, è tutto estremamente chiaro: i colori, le forme, la punteggiatura ci coinvolgono in un’atmosfera intima dove si legge l’essenza dell’artista, la sua anima, le sue gioie con pennellate fluide e leggere, ma anche le sue frustrazioni, le sue delusioni, le sue tristezze o malinconie da urlare al mondo con pennellate forti, decise, che sembrano scuoterti.

Ti toccano, ti smuovono, ti travolgono, quasi alzano la voce per poi riportarti ad un’atmosfera loquace e di calma.

 

Daniele Sbaffi è sempre stato sensibile all’arte, inizialmente era vicino al ritratto a matita per poi passare alla pittura estemporanea anche su commissione ma non riusciva ad esprimersi liberamente, si sentiva quasi ingabbiato.

Così, ispiratosi all’espressionismo astratto di Pollock, decise di dedicarsi all’astrattismo per dar voce alle sue esigenze interiori.

L’arte non era per lui una necessità lavorativa.

In un certo senso doveva interiorizzare per poi esteriorizzare la sua vita, il susseguirsi di eventi belli e meno belli, di desideri non avverati che formano la sua personalità.

Una personalità molto riflessiva, sicuramente introversa che ha l’esigenza di comunicare pensieri e sensazioni sfruttando un canale comunicativo diverso dalla parola che lo leggesse interiormente senza dare la possibilità di essere ferito.

 

 L’arte diventa quindi il veicolo giusto attraverso cui transitano diversi tipi di emozione; dalla rabbia alla paura all’insoddisfazione personale dando un senso al contenuto interiore dell’artista, un filo logico, un concetto chiave che lega l’artista al mondo.

Questa forte interiorità si avvale dell’arte come terapia riabilitativa, una arte-terapia, un percorso costruttivo dove esprimere il proprio disagio per manifestarlo e in qualche modo rielaborarlo. 

Il pubblico in questo caso diventa partecipazione attiva, complice, che percepisce la comunicazione non verbale stimolando le capacità comunicative dell’artista di cui sembra vederne la gestualità mentre dialoga attraverso le sue tele.

 

 

Dott.ssa Rosita Russo

Storico dell’Arte

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