Perché dipingo a Tenerife

Sono arrivata a Tenerife con una tavolozza e me ne è rimasta un'altra.

Suona come una frase da artista, e invece descrive qualcosa di piuttosto tecnico. Prima dell'isola lavoravo con una luce da interno: colori che hanno bisogno di una lampada per esistere nel modo in cui li avevo pensati. Qui la luce arriva dall'Atlantico, resta stabile per ore e ha una temperatura che corregge da sola qualsiasi eccesso. I primi quadri dipinti a Tenerife mi hanno restituito colori che non avevo scelto, e ho deciso di seguirli.

Poi è arrivato il nero.

Il nero vulcanico di quest'isola si comporta in modo diverso da qualsiasi nero da tubetto. Assorbe invece di riflettere: lo si guarda e lo sguardo prosegue verso l'interno. Chi ha camminato su una colata di lava riconosce quella sensazione di superficie che si beve la luce. Quel nero è entrato nel mio lavoro come fondo, e ha cambiato completamente il modo in cui una forma luminosa si appoggia sulla tela. Su un fondo che riflette, la luce compete. Su un fondo che assorbe, la luce si regge da sola.

Un'isola che insegna sulla materia

Il mio lavoro ruota attorno ai Light Codes: forme-frequenza che dipingo su tela, scrivo come testo e vocalizzo. Lavoro sull'idea che una struttura precisa, tenuta ferma abbastanza a lungo, lasci una traccia stabile nello spazio.

Vivere sulla roccia vulcanica ha dato a quell'idea un appoggio concreto che anni di studio altrove mi avevano lasciato solo in teoria. Sotto i piedi ho materiale che è stato liquido, che si è mosso, e che conserva esattamente la forma dell'istante in cui si è fermato. Il Teide è un archivio di momenti congelati. L'isola intera dimostra che ciò che si muove può restare, e che la forma finale tiene memoria del movimento che l'ha prodotta.

È, parola per parola, quello che provo a fare su una tela.

L'orizzonte che è sempre acqua

C'è un terzo elemento, ed è il più difficile da spiegare senza sembrare decorativa.

Su un'isola l'orizzonte è sempre completo. Manca la collina che lo interrompe e l'edificio che lo taglia: la linea percorre trecentosessanta gradi e si chiude su se stessa. Lavorare dentro quella geometria per mesi riorganizza la composizione senza che uno se ne accorga. I miei quadri recenti sono diventati più circolari e hanno perso gli angoli carichi. La forma tende al centro, come l'acqua attorno all'isola.

Cosa dà Tenerife a chi lavora qui

Delle Canarie si parla come destinazione, meno come luogo di produzione. Da dentro si vede diversamente: l'isola offre una combinazione difficile da trovare insieme — luce costante, materia con un carattere proprio, distanza sufficiente dal rumore dei centri, e una comunità creativa ancora abbastanza piccola perché le persone si conoscano davvero.

Per un artista, quest'ultima parte pesa più di quanto sembri. In una scena piccola il lavoro circola per quello che è, e chi lo guarda lo guarda da vicino.

Dipingo a Tenerife perché l'isola è entrata nell'opera prima che io decidessi qualcosa. E perché un luogo che trasforma il fuoco in suolo stabile è un buon posto in cui lavorare su ciò che resta.

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