Ezra Vaezem

DELL'ABBANDONO E DEL RISCATTO ESISTENZIALE

(progetto "Bottega '500" - New York City 2024 - Blue Gallery - a cura di Tivarnella Art)


Le opere di Francesco Biondo sono frammenti di una memoria collettiva sbiadita, pezzi di un tempo quasi perduto che chiedono di essere ascoltati.

Pur essendo la sua pittura fortemente radicata nell’espressionismo astratto, Biondo non si limita a dialogare con la tradizione ma contamina la superficie pittorica con elementi materici – pezzi di legno, resti recuperati – che si caricano di un peso simbolico legato al tema dell’abbandono.
L’abbandono, nel lavoro di Biondo, non è solo uno stato fisico, ma una condizione esistenziale. Gli oggetti che incorpora nelle sue opere non appartengono al registro dell’arte povera, non sono materiali di recupero, ma simboli carichi di storie dimenticate, memorie di un passato trascurato. Questo abbandono richiama la riflessione heideggeriana sulla condizione dell’uomo nella modernità: un essere ridotto a oggetto, privato della sua essenza, alienato dalla sua stessa umanità. Sulla traccia di Martin Heidegger, l’opera di Biondo non cerca risposte nella razionalità o nella tecnica, ma nella ricostruzione di una memoria capace di restituire un senso al nostro essere nel mondo. L’atto dell’autore non è solo quello di dipingere o assemblare; è un gesto di risignificazione. Gli oggetti abbandonati che utilizza – frammenti di legno, residui senza valore – diventano nelle sue mani simboli di resilienza e rinascita. Questo processo può essere letto come un’eco della mitologia greca, in particolare dello scudo di Achille, forgiato dal dio Efesto con scene che raccontano la storia e l’identità greca. Proprio come Achille riscoprì se stesso attraverso quella narrazione simbolica, Biondo invita l’osservatore a ritrovare un senso di provenienza “dell’essere al mondo” nell’interazione con le sue opere.

La superficie pittorica è un campo di tensione, dove il gesto pittorico espressivo si scontra e dialoga con l’intrusione materica degli oggetti. È qui che l’influenza dell’espressionismo astratto si manifesta più chiaramente: i colori, spesso intensi e stratificati pulsano, mentre gli elementi materici spezzano l’armonia, richiamando l’occhio a una dimensione tattile e concreta.

Il lavoro di Biondo ci invita a riflettere sull’oggettivazione dell’uomo e sulla possibilità di riscatto attraverso il recupero della memoria. Come scrive Heidegger: “Il ricordo autentico non è mai solo un ritorno al passato, ma la riappropriazione di un senso che ci appartiene nel presente”. Le opere di Biondo incarnano questa ricerca: sono tentativi di riunire frammenti dispersi, di ricostruire una narrazione in grado di ridare senso a un presente spesso privo di direzione.


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