Luciano Bolzoni
IL PENSIERO CHE NON SVANISCE
(In occasione della mostra "Profezie: Falcerete Veli Tristi" (Omaggio ai Sette Fratelli Cervi) - presso la Galleria Art Marginem - Milano - maggio 2023
“E in mezzo alla nebbia/Ci scoprimmo commossi”.
Tutto ciò che conta è la memoria, il fermarsi del tempo, il fermarsi a ricordare, l’impegno a non dimenticare e a non dimenticarsi, questo sembra dirci il nuovo lavoro di Francesco Biondo, un impegno pittorico che perentoriamente pare non lasciare vie di fuga a una memoria distratta dai fumi orrendi di un’incomprensibile contemporaneità.
Il pensiero non svanisce se lo ricordiamo così come le azioni e i gesti che di quotidiano non avranno nulla se li estirpiamo dai nostri calendari: qui sta il lavoro dell’artista. Osservando il lavoro di Francesco, cercando di capire quanta arte sia contenuta nel suo lucidissimo pensiero sociale e politico (e non solo viceversa) non si può sfuggire da una sua definizione di “quadro” quale ritaglio di vita, di spazio, di tempo; questa la sua riflessione: “Un quadro è una porzione di spazio, così come la data è una porzione di tempo. Una finestra, un ritaglio. Ma un quadro è anche uno spazio senza fine. Così come una data è un tempo senza fine”.
Il tempo non è solo un fatto determinato dalla fisica degli eventi.
Il tempo risolve sé stesso lasciando dietro di sé tutte gli accadimenti e le stasi dell’esistenza umana o animale, delle cose, del paesaggio, insomma di tutto.
Nelle nostre vite strutturate fino all’esagerazione delle azioni e dei pensieri, scandite dai troppi avvenimenti che accadono e che poi lasciamo dietro di noi, la questione dello scorrere del tempo non è percorribile se non occupandoci di ciò che ci è successo come collettività oltre che come singoli individui, facenti parte di una comunità vulnerabile e spesso sollevata dal peso della memoria. Ma i ricordi possono aspettare? Temo di no, lo teme anche Francesco, o meglio lo teme la sua arte, assemblata nell’intento di arrestare il nostro tempo procedurale, almeno per qualche minuto, speriamo qualcosa in più, per costringerci non solo a riflettere ma anche ad arrestarci: solo così si potrà ripartire.
Questo nuovo lavoro che si esprime come un unico, grande lavoro composito, individua dei soggetti prestabiliti in grado di restituire un racconto che si compone via via mediante il filo della memoria che da individuale diventa collettiva quindi di una comunità che mai come oggi deve consentire a sé stessa di non dimenticare.
“Take a walk through the land of shadows/Fate una passeggiata attraversando la terra delle ombre” ci intimavano i Talking Heads, esortandoci a non dimenticare le nostre memorie.