Neva Pedrazzini
RESTITUZIONI DI MEMORIA
(In occasione della mostra “La Storia Dipinta” presso l’Ex Fornace - Milano - giugno 2016
Il passato reca con sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione. Non sfiora forse anche noi un soffio dell'aria che spirava attorno a quelli prima di noi? Non c'è, nelle voci cui prestiamo ascolto, un'eco di voci ora mute? ...
Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra. Allora a noi, come ad ogni generazione che fu prima di noi, è stata consegnata una 'debole' forza messianica, a cui il passato ha diritto.
(W. Benjamin dalle tesi Sul concetto di storia, Einaudi, 1997, p. 23)
La città del design, della moda, sta facendo i conti con l’eredità di Expo 2015, si interroga sul suo futuro, sull’eredità di un evento di portata internazionale e cerca di rinsaldare i legami con la sua produzione creativa. In questa città che, nella definizione di Francesco Bonami, è “la perenne transizione della realtà e della società italiana, la voglia di trasformarsi e di restare sempre gli stessi, un simbolo di progresso e mai una realtà”, si tiene la mostra di opere di Francesco Biondo.
Le opere di Francesco Biondo, selezionate per questa mostra, riallacciano un dialogo interrotto con la storia dell’arte italiana che ha avuto nella città meneghina il suo spazio di sperimentazione e collegamento con la produzione internazionale. Proprio qui, negli anni ’50 si sono verificate le prime aperture e alternative astrattiste, con il Movimento dell’Arte Concreta, espressione di una realtà nuova per l’epoca, che si dedicava alle ricerche formali, per i quali arte concreta non significava astratta dalla realtà, ma impegnata verso la materializzazione di un’idea di immagine che esisteva nel pensiero, un’intuizione non avulsa dalla realtà e dalla società.
Vi è in queste opere una ripresa di tali linguaggi che non provengono “da nessun tentativo di astrarre da oggetti sensibili, fisici o metafisici, ma è basata soltanto sulla realizzazione e sull’oggettivizzazione delle intuizioni dell’artista, rese in concrete immagini di forma e colore” (G.Dorfles)
A Milano nel secondo dopoguerra si è affrontato il problema dell’arte con la vita dell’uomo e il suo contesto ambientale. Nacque l’arte informale, un’arte come intuizione, ma anche il movimento Arte Nucleare che sviluppò linguaggi e tecniche desunte dall’automatismo surrealista. In questo ambito si collocano le ricerche di Baj e D’Angelo suggestionate dai fatti di Hiroshima e Nagasaki.
Proprio seguendo la sottile linea che lega questi movimenti e insegnamenti si può ritrovare la pittura in cui la materia diventa energia e si riproduce in definitivamente che Francesco Biondo dedica alla sua ricerca. Segni, forme, colori e materiali raccontano storie dimenticate, nascono da suggestioni, impressioni e ragionamenti del pittore.
Vi sono artisti che registrano la cronaca sociale e politica, l'hanno fatto dal lato opposto della barricata del potere, preferendo la denuncia all'atteggiamento encomiastico. “I funerali di Togliatti” di Guttuso, “I funerali dell'anarchico Pinelli” di Enrico Baj, “L'ora italiana” di Isgrò o anche “La nona ora” di Maurizio Cattelan, del 1999, solo per proporne alcune, sono tutte citazioni di avvenimenti di cronaca: momenti precisi, di impatto emotivo, raccontati con intento critico. Se poi guardiamo ai tanti lavori di denuncia degli artisti provenienti da Paesi dominati ancora oggi da dittature o oligarchie, si registra, come hanno fatto le ultime Biennali di Berlino e Venezia, quanto il filone dell'arte politica sia ormai così ingrossato da essere tornato una tendenza principale, nonostante la concorrenza della fotografia.
Le opere selezionate nell’ambito della produzione artistica di Francesco Biondo sono quindi un omaggio alle storie che non si dimenticano, alle pieghe nascoste della storia, sono restituzioni di memoria filtrata dalla sua sensibilità di artista e di persona impegnata quotidianamente nell’educazione dei ragazzi.
Queste opere non potevano trovare spazio più adeguato che nell’ex Fornace, uno spazio pubblico, difeso con determinazione all’inizio degli anni Novanta dai cittadini quando ne era previsto l’abbattimento.