Giorgio Magni - Regista

Il percorso artistico di Giancarlo Berlusconi affonda le proprie radici in un’urgenza creativa primigenia, già percepibile negli anni della scuola e successivamente maturata in forme e tempi differenti fino a tradursi nei dipinti oggi esposti.

L’artista muove i primi passi con l’acquarello, linguaggio prediletto della sua giovinezza, per poi attraversare con curiosità e rigore le diverse tecniche pittoriche — olio, tempera, acrilico — approdando così a una solidità tecnica non comune e a una precisa identità stilistica. Tale cifra personale si manifesta soprattutto nell’uso ricorrente del motivo a chevron, elemento strutturale che attraversa l’intero corpus delle sue opere, fungendo da segno distintivo e da chiave di lettura formale.

Determinante, nel suo cammino, è l’incontro tra il 1988 e il 1990 con il pittore Armando Pellizzone, figura di origine canzese con importanti trascorsi parigini e appianese d’adozione. I celebri “ritagli” di Pellizzone, caratterizzati da effetti visivi singolari e da una propensione spiccata per l’astrazione, rappresentano per Berlusconi una scintilla decisiva. Da tale suggestione nasce una personale rielaborazione della frammentazione, che l’artista traghetta verso un territorio più dichiaratamente figurativo.

È in questo contesto che si sviluppa il concetto di decostruzione: tagliare, frantumare, sottrarre al banale la sua forma consueta per ricomporlo in un’immagine nuova. Berlusconi destruttura per far rinascere, ricostruisce sulle ceneri dell'ovvio una figura alternativa, dotandola — attraverso la ricomposizione — di ombre, tensioni e soprattutto movimento. Ne deriva un linguaggio che scardina i canoni, rivela identità mutevoli, refrattarie a categorie rigide, e trova la propria essenza nella frammentazione elevata a principio generativo, nel caos ricomposto in nuova realtà.

Accanto a questa ricerca, unica nel suo genere, l’artista coltiva anche un figurativo personale, riconoscibile nelle forme e nei colori: campiture prive di sfumature eppure capaci di una lettura intensa, forme sovrapposte, vibrazioni cromatiche, “frustate” di colore che attraversano il quadro come fenditure dinamiche. È un figurativo che si emancipa dalla tradizione, che esonda i confini della rappresentazione canonica per offrire allo spettatore un’esperienza emotiva immediata.

Nel mondo visivo di Giancarlo Berlusconi nulla è statico: ogni opera è un moto perpetuo, un invito a considerare la pittura non come immagine fissa, ma come forma in continua trasformazione.

 

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