Prof.ssa Maresa Barolo
Il suo mondo artistico e professionale è lo spazio del racconto, un mondo iper-figurativo, dove il segno si fa narrazione, inquadratura, dramma. Dove la parola scritta si fa largo fra i corpi e le cose, e la storia scorre di quadro in quadro, catturando gli occhi e l’attenzione, spiegandosi da sé. La vita di un fumettista di successo deve misurarsi, come quella di uno scrittore alla moda, con le regole ferree di una regia quasi cinematografica, in bianco e nero, con la vitalità dei suoi personaggi di carta.
Resta il tempo a Gino Vercelli di coltivare una sua serra segreta, dove fiorisce una vita diversa, agli antipodi del suo solito, dove la luce danza con il colore in libertà. Come se da tanto esercizio del disegno di figura potesse a un tratto scaturire, con forza liberatoria, una sorta di dripping scatenato e gioioso, ovviamente aniconico. Un antidoto assoluto e programmatico alla figurazione. In realtà nei piccoli e medi formati dei bellissimi fogli, di cui si presenta una selezione molto parziale, la tecnica non è quella del dripping vero e proprio di pollockiana memoria: quel segno cinetico, che necessita di grandi superfici, e strumenti non tradizionali, vitalistico e drammatico, è qui piuttosto evocato, questa è pittura vera e propria, nel solco della tradizione informale italiana.
Sfondo di luce, infinite variazioni delle gamme cromatiche, potenti, floreali e artificiali al tempo stesso, raf-finatezza non cercata, trovata, per istinto. Dice fra l’altro Gino di aver amato gli impressionisti (come non accorgersene con quel ‘senso’ per il colore/luce?), e molto la pittura dei viennesi, e di Klimt in particolare. Non posso che trovarmi d’accordo, per me Klimt è proprio uno dei padri fondatori dell’astrazione, anche nelle rare visioni di natura, tradotte in meravigliosa decorazione, alla fine della stagione impressionista, e neo impressionista, ormai dentro l’espressione e la modernità del Novecento. Sembra semplice questa pittura e non lo è, con un che di Giappone forse, il che vuol dire trasfigurare il dato naturale in puro segno, in una notazione cromatica quasi musicale.