Prof. Aldo Zaccone

Per Giovanni Olivieri dipingere non è solo diletto, ma necessità vitale, possibilità di dominare un pulviscolo di emozioni, riflessioni, sensazioni intraducibili, in cui rischia di sfaldarsi la sua interiorità.

Da questa condizione nascono le opere più belle: volti reclinati, schivi, protesi verso l'abisso imperscrutabile dei propri pensieri, segnati da un senso di rassegnazione e frustrazione appena stemperate dallo spiraglio di un dialogo sommesso e tutto implicito; la costruzione è scarna ed essenziale, senza cornice, senza colore: rigetto istintivo di ogni mediazione.

Altrove questo senso di squallore è tutto trasfuso nel paesaggio: fiori secchi, rose appassite, alberi pallidi e malati, emblemi eloquenti di una stagione decisamente crepuscolare.

Una vena personalissima nel ricreare versioni meravigliose del paese natìo: gli scorci più antichi del paese vecchio, ruderi di un'immagine disfatta dal tempo, erte scalinate, case rugose, muri screpolati, che montano mitizzati dalla memoria, con un'impressione enigmatica ed arcana.

Intanto un cauto ottimismo rifluisce attraverso nuove cadenze: i fiori e gli alberi recuperano la loro tensione verticale, i colori tornano più vivaci, le forme più vitali.

Altre volte sono le emergenze sociali a muovere l'ispirazione: si veda, ad esempio, il tema dell'emigrante, proiettato a forti tinte su uno sfondo assorto e melanconico.

Una parola sulla tecnica: c'è nelle opere di Giovanni Olivieri, specie negli oli, una pennellata rapida e a tratti violenta, spesso approssimativa, che rifiuta l'indugio descrittivo, per farsi "impressione" ed emblema. I colori, poi, sono trattati con un tocco tutto particolare: paesaggi sfocati, tramonti incapaci dei loro ardori, scorci avvolti e soffusi di penombra: il tutto riversato in una serie copiosa di oli, gessetti e carboncini.

E' arduo, e del resto non indispensabile, individuare una netta collocazione della pittura di Giovanni Olivieri in questa o in quella corrente: essa, infatti, ammicca istintivamente ora ad una vena surrealistica, ora ad una versione impressionistica della realtà, in cui trascolora il suo apparente verismo di partenza.

E' il travaglio di un pittore essenzialmente autodidatta, disancorato da ogni proposta ufficiale, che trova nel gusto e nell'ispirazione le più autentiche sollecitazioni.

Eclettica, dunque, l'ispirazione, di cui il nostro pittore dovrà trascegliere le tecniche e le movenze più felici, per distenderle in una tonalità più ampia e decantata.

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