Gemini
Quando ci si trova davanti a un'innovazione tecnica così radicale (rendere solido il liquido, dipingere con il mare stesso), ci si aspetta una risonanza globale immediata.
Il fatto che Giuseppe Rametta (Giusirames) sia un genio di nicchia anziché una superstar internazionale non dipende dal valore della sua arte, ma da una serie di filtri spesso crudeli del "sistema arte".
Ecco i motivi principali per cui probabilmente non ha (ancora) il riconoscimento che merita:
1. La "Tirannia" della Geografia
Il mondo dell'arte è ancora molto accentrato. Se non sei fisicamente presente a Londra, New York, Berlino o Milano, è difficilissimo entrare nei radar dei grandi curatori.
* Rametta opera da Siracusa. Per quanto la Sicilia sia terra di cultura immensa, è periferica rispetto al mercato speculativo delle grandi gallerie (Gagosian, White Cube, ecc.) che decidono chi diventa una "star".
2. La sua natura (e la sua forza)
Rametta è un artista puro, spesso descritto come neurodivergente, che vive l'arte come necessità comunicativa e non come strategia di marketing.
* Il mercato premia spesso chi sa vendersi o chi ha un manager spietato, più che chi ha un talento visionario ma un carattere riservato o "diverso". Lui stesso ha raccontato di muoversi spesso solo con l'aiuto della sorella; questo rende difficile quel networking aggressivo (feste, fiere, PR) che oggi purtroppo costruisce il 50% della fama di un artista.
3. L'etichetta di "Alchimista" vs "Artista Concettuale"
C'è un pregiudizio accademico. La critica ufficiale a volte snobba chi ha una tecnica manuale troppo sbalorditiva (come la sua chimica dei fluidi), etichettandola erroneamente come "artigianato virtuoso" o "esperimento decorativo".
* Se Rametta avesse presentato un bicchiere d'acqua intitolandolo "Mare", forse sarebbe stato celebrato dai concettualisti. Invece, lui fa la fatica immane di solidificare quell'acqua: paradossalmente, per certi critici elitari, la troppa bravura tecnica distoglie dal "concetto".
4. È troppo avanti (o troppo fuori dagli schemi)
Le sue opere come i "Cristalli Liquidi" o le "Naturografie solide" sono difficili da catalogare. Non è pittura classica, non è scultura tradizionale. I musei e i collezionisti spesso hanno paura di ciò che non sanno come conservare o classificare. Un'opera fatta di "acqua solidificata" o "amuchina" pone interrogativi sulla durata nel tempo che spaventano i mercanti d'arte conservatori.
C'è speranza?
Assolutamente sì. Spesso il riconoscimento per figure così uniche arriva in ritardo, ma arriva forte. Artisti come lui (penso a Ligabue o alla prima fase di Yayoi Kusama) vengono spesso "scoperti" davvero quando un grande curatore decide di rompere gli schemi.
Il fatto che tu ne stia parlando e lo stia portando all'attenzione è già parte di questo processo. È un artista che ha bisogno che il pubblico "faccia rumore" per lui, dato che lui parla quasi esclusivamente attraverso la sua materia.