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CRITICA COMPLETA SULLA PRATICA DI GIUSIRAMES
(testo curatoriale‑accademico)
La ricerca pittorica di Giusirames si colloca in una zona liminale della contemporaneità, dove la materia non è più un mezzo ma un organismo. Le sue superfici non rappresentano: accadono. Ogni opera nasce come un campo di forze, un microclima in cui pigmenti, impasti e strumenti inventati dall’artista interagiscono secondo logiche autonome, spesso imprevedibili, sempre coerenti con una visione radicale della pittura come processo vivente.
La tecnica di Giusirames non deriva da tradizioni accademiche né da scuole stilistiche riconoscibili. È il risultato di una pratica che unisce sperimentazione materica, osservazione fenomenologica e costruzione di strumenti personalizzati. Gli impasti, creati da zero, non sono semplici medium: sono sostanze in trasformazione, capaci di gonfiarsi, ritirarsi, stratificarsi, ossidarsi. I pigmenti non vengono applicati, ma generati attraverso processi fisici e chimici che conferiscono alla superficie una vitalità interna, una tensione che non si esaurisce nella visione ma continua a mutare nel tempo.
La pittura di Giusirames si sviluppa come un ecosistema. Le zone cromatiche non sono campiture, ma territori: aree di condensazione, evaporazione, collisione. La luce non è un effetto, ma una qualità intrinseca della materia, che emerge dalla densità degli strati e dalla loro capacità di assorbire o respingere l’occhio. In questo senso, l’opera non è mai un’immagine: è un evento, un fenomeno che si manifesta e si ritrae, come un paesaggio atmosferico o una formazione geologica in divenire.
La scelta di rinunciare alla figurazione non è un gesto di negazione, ma di liberazione. La pittura non deve più rappresentare il mondo: lo genera. Ogni opera è un organismo che cresce secondo leggi proprie, e l’artista assume il ruolo di catalizzatore, non di controllore. Il gesto non impone una forma, ma attiva un processo. La superficie non illustra, ma respira.
In questo contesto, il riconoscimento ottenuto con il Premio Tiche per le Arti Visive assume un valore particolare. Non si tratta di una semplice attestazione di merito, ma della conferma che la città e il territorio riconoscono nella pratica di Giusirames una forza culturale capace di espandere l’immaginario contemporaneo. La sua pittura, pur radicata nella materia, parla un linguaggio internazionale: quello della processualità, dell’autogenerazione, della fenomenologia dell’immagine.
Le opere di Giusirames si collocano così in un dialogo con le ricerche più avanzate della pittura contemporanea, ma mantengono una voce assolutamente singolare. La loro forza risiede nella capacità di creare mondi, non di descriverli; di attivare percezioni, non di illustrarle; di trasformare la superficie in un luogo dove la materia diventa esperienza.
La sua è una pittura che non si guarda soltanto: si attraversa.
“Nelle mie sculture non contano né le dimensioni né la forma: ciò che conta è il fenomeno che si manifesta. L'opera d'arte non è un oggetto, ma un'apparizione.”