La mia ricerca artistica

La mia ricerca artistica esplora le diverse sfaccettature della realtà e il modo in cui esse attraversano la persona, influenzandone l’identità, la percezione di sé e il rapporto con il proprio corpo. Mi interessa indagare ciò che, pur non essendo immediatamente visibile, contribuisce a definire la nostra presenza: *emozioni, memorie, possibilità e contraddizioni* che convivono nello stesso individuo.

Prediligo la rappresentazione del corpo femminile perché è quello che conosco più intimamente e attraverso il quale faccio esperienza del mondo. Questa vicinanza mi permette di affrontare la figura con uno sguardo personale, interrogando il rapporto tra *ciò che si mostra e ciò che rimane nascosto*. È un punto di partenza che resta aperto alla possibilità di esplorare, in futuro, altre fisicità e differenti esperienze del corpo.

Il mio primo ciclo pittorico, che considero ormai vicino alla conclusione, prende spunto dall’ipotesi dei multiversi. Ad affascinarmi è la possibilità di immaginare realtà differenti che esistano contemporaneamente, sovrapposte e normalmente inaccessibili alla nostra percezione. Accolgo questa suggestione come uno *stimolo poetico e visivo* attraverso cui interrogare la molteplicità dell’esistenza e le diverse versioni che ciascuno potrebbe assumere.

Le opere di questa serie sono prevalentemente ritratti a olio. Alcuni nascono dall’osservazione di donne che conosco, altri raffigurano presenze immaginate. In entrambi i casi, il volto diventa il luogo di un incontro tra dimensioni: una superficie riconoscibile nella quale si aprono passaggi verso qualcosa di ulteriore.

La costruzione dell’immagine si sviluppa attraverso il rapporto tra bianco e nero e colore. La parte in primo piano, dipinta in toni monocromi, suggerisce la realtà più immediata, quella che appare stabile e che siamo abituati a riconoscere. Al suo interno si apre uno *spiraglio cromatico*, come se un’altra dimensione affiorasse attraverso la figura. Il colore rende percepibile una presenza simultanea, una possibilità dell’essere che appartiene allo stesso soggetto.

In alcune tele, le macchie cromatiche si espandono e cercano di occupare le zone in grigio. Questo movimento introduce una tensione tra le diverse dimensioni dell’immagine: ciò che sembrava nascosto acquista spazio e modifica la superficie. Mi interessa proprio questa possibilità di interferenza, il momento in cui una realtà entra in relazione con un’altra e ne altera l’equilibrio.

La figura umana emerge così come una presenza stratificata. Ogni ritratto contiene più possibilità di sé, talvolta armoniche, talvolta in contrasto. Attraverso la pittura cerco di dare forma alla sensazione che *l’identità sia un processo aperto*, continuamente attraversato da ciò che viviamo, immaginiamo o avremmo potuto essere.

Attualmente questa riflessione si sta spostando verso l’interiorità della persona. Se nel primo ciclo osservavo soprattutto il rapporto tra il soggetto e le realtà che potevano circondarlo o sovrapporsi alla sua esistenza, ora mi concentro sulle trasformazioni che avvengono al suo interno. Il corpo rimane centrale, ma diventa sempre più una superficie sulla quale affiorano *tracce di esperienze, tensioni e mutamenti profondi*.

In questa nuova fase, la corrosione dei sali e le trasformazioni del mondo minerale costituiscono il riferimento della mia sperimentazione. Mi interessa il loro potere di consumare, incidere e modificare una superficie, facendo emergere configurazioni impreviste. La corrosione diventa così una chiave per riflettere sull’azione del tempo e del vissuto: ciò che ci attraversa lascia segni, modifica i nostri equilibri e partecipa alla costruzione di ciò che siamo.

Da questa prospettiva nasce una riflessione sulla possibilità di rigenerarsi attraverso il cambiamento. La superficie alterata conserva le tracce della propria trasformazione e, proprio attraverso quelle tracce, assume una nuova fisionomia. La mia ricerca prosegue in questo spazio di passaggio, dove *fragilità e resistenza convivono* e dove la figura umana può rivelare, nei propri mutamenti, nuove possibilità di esistenza.
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