Daniela Pronesti'

Non amo che le rose che non colsi, non amo che le cose che potevano essere e non sono state. Osservando le opere di Lucia Sottili, delicato omaggio al mondo floreale, vengono in mente questi versi del poeta crepuscolare Guido Gozzano. Immagine e parola condividono, infatti, la stessa "atmosfera" melanconica, lo struggente lirismo di una bellezza tanto "gloriosa" quanto fragile. In entrambe i casi, la rosa è metafora di un mistero sotteso alle cose e al loro significato. Raffigurandole al centro dello spazio dipinto, con un'inquadratura ravvicinata ed una resa pittorica quasi iperrealista, Lucia Sottili le rende protagoniste di un racconto incentrato sul bello naturale. Cambiano i colori, le soluzioni compositive, il respiro concesso allo spazio intorno; resta invariato, invece, l'intento di attribuire a questa "meraviglia del creato" il valore di una riflessione sul rapporto fra tempo e bellezza. Su questi due cardini si fonda, in effetti, la sua opera pittorica, soprattutto per quanto riguarda la tematica naturalistica. E dunque il tempo che nel suo perenne divenire "consuma" le cose lasciando dietro di sé scampoli di memoria, e la bellezza che l'immagine dipinta sottrae all'usura dei giorni proiettandola in un assoluto atemporale. Rose sbocciate da un sogno o da un pensiero, illuminate dalla luce del mattino o dal crepuscolo della sera; rose della memoria, degli istanti perduti, delle promesse mancate; rose della solitudine e dell'amore condiviso; rose del desiderio e dei sensi inebriati; rose della gentilezza e della grazia. Narrare la complessità della vita attraverso l'esistenza silenziosa e fugace di un fiore: un modo inconsueto di declinare il proprio punto di vista sulle cose, sul mondo, sui rapporti umani. Una scelta riscontrabile anche nei paesaggi che si aprono su scenari acquatici o montuosi alternando ad ampie visioni prospettiche un lavoro condotto sui particolari. Lo sguardo è rapito ora dalla lotta tra ombra e luce sulla soglia del bosco ora dallo splendore abbagliante di uno specchio d'acqua ora dalle tinte "infuocate" di un autunno balcanico. Nulla sembra turbare la pace di questi angoli di natura che invitano l'osservatore a spingersi oltre il visibile, in uno stato profondo della coscienza. Una ricerca di senso che giunge a compimento nei ritratti, dove il volto restituisce, insieme al carattere dell'effigiato, l'universalità di sentimenti, passioni e inquietudini. Appare evidente, in particolare, nei personaggi femminili le cui fisionomie diventano allusive di una condizione dell'anima o di uno stato mentale. Una forza narrativa supportata dalla puntualità della tecnica che sfiora il realismo fotografico senza però sconfinare in eccessi di precisione esecutiva. Dipingere la realtà significa per Lucia Sottili trasporre le contraddizioni del vivevere in immagini di pura bellezza. E' così che l'arte riflette e sublima l'esistenza, proiettandola verso mète interiori sempre più alte.   


Aprile 2019

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