Franco Bulfarini

L’ars pingendi, di Lucia Sottili si compone per mezzo di un linguaggio chiaro,

ben distinguibile, ove non vi è l’affanno di ricerca innovativa, ma bisogno

introspettivo che cerca nel “Sé”, nella propria profondità interiore la forza e le

energie per manifestarsi in tutta la sua limpidezza e cromaticità. Vi è la volontà

in queste opere di riscoprire il bello come valore, ma non un bello decorativo, bensì l’incantevole proiezione

dell’animo se non della psiche. Una pittura dolce ed a volte, sapendo leggere oltre l’apparenza, anche

sofferta, poiché fortemente introspettiva, perché in fondo le rose, che sono il leitmotiv preferito, hanno

anche le spine, ed i sentimenti raccolti ed esternati possono scuoterci l’animo, caricandoci di tenera ed a volte

struggente nostalgia. Lucia Sottili con il suo esprimere pittura vera, nobilita l’antica arte pittorica, con una

capacità tecnica di provata raffinatezza esecutiva, per conferire ai dipinti veste classica, e per l’artista che vive

a Firenze, nella culla dell’arte rinascimentale, è esito quasi scontato. In queste sue opere che pongono la

rosa, un semplice ma bellissimo fiore al centro del suo mondo espressivo, si evince l’indubbia qualità del fare,

ma soprattutto la grande capacità di esprimere il sentire, le pulsioni dell’animo, volendo alludere al primo

aspetto della pittura di Lucia Sottili, l’altro aspetto pure determinante è certamente il soggetto di questo suo

attuale ciclo pittorico: La rosa. Tale fiore è descritto con tocchi raffinati e precisi, nella tecnica a Lei preferita

della pittura ad acrilico su tela, il cui esito incanta, convogliando i nostri sensi in un luogo altro, un giardino

mentale e fisico, composto di tanti colori e gradazioni a noi prima ignoto,

è il mondo psichico e magico al contempo che si afferma oltre

l’apparenza dell’immagine, per meglio intercettarne l’essenza, nei

momenti unici ed emozionali dell’artista. Non solo un mero soffermarsi

sul bello estetico, attraverso la forza espressiva del colore e del disegno,

ma l’essere ancor più rilevanti, per produrre uno scambio intimo

autentico ed emozionale col fruitore. Di fronte a questi fiori non si

possono che vivere istanti di pura introspezione emotiva che ci

occupano la mente ed il cuore rendendoci da subito migliori, per via di

una terapia ben congeniata di cui siamo inconsapevoli, che ci purificherà

l’animo a nostra insaputa, lavandone le impurità e rallentando i nostri ritmi, per indurci alla contemplazione.

Questo modo di procedere persegue il piacere visivo puro e semplice, senza pronunciamento di maniera o

banalizzante volontà di decoro per scaltro esercizio artigianale, infatti il propellente utilizzato dalla Sottili è nel

saper esprimere, attraverso questi fiori tanto amati, un profondo sentire interiore. Uno stilema in cui

ravvisare oltre che passione, nobiltà d’animo. Non vi è nulla in questa pittura di artificioso, tutto è retto sulla

volontà di decretare il vero in modo autentico e sincero, con spontaneità accorta e misurata e sostenuta

abilmente da uno slancio positivo e tecnicamente accuratissimo. Si concretizza con Lucia Sottili un percorso

artistico che ci incanta ed emoziona. L’immagine è sincera, non particolarmente edulcorata, non iperrealista,

ma ben altrimenti filtrata dall’analisi attenta di un ‘Io’ sensibile e meditativo che solo può condurre

all’essenzialità equilibrata della visione.

Quelle di Lucia Sottili sono rose che generano incanti retinici, sostengono

emozioni palpabili, rendono la profonda umanità dell’artista, a ragione

declamata: “La pittrice delle rose”. La rosa simboleggia la natura ‘viva’, è la

regina di tutti i fiori e trova nella primavera la sua apoteosi, una primavera che è

luogo di rinascita e luogo di nuove passioni e pulsioni. La rosa resa ad acrilico su

tela dalla Sottili, incarna una bellezza che anela ad esprimere purezza d’animo,

rettitudine morale, riconducendo ad un romanticismo mai combusto, anche se

apparentemente stritolato nei nostri mondi grigi, computerizzati, agitati e

metropolitani. La rosa diviene per la Sottili simbolo di valore assoluto trasversale

alle epoche. Questo forse perché trattasi di fiore nobilitato da letterati per

grandiosi cicli narrativi come il medioevale "Romanzo della Rosa", o perché tale

fiore è stato di ispirazione per poeti come Blake Emily Dickinson, d’Annunzio, Neruda; ma l’estrema

sublimazione, avviene nel "Paradiso" di Dante, in cui la Rosa Mistica, raccoglie la "Pura Luce di Dio", allegoria

estatica della "Beatitudine" e della "Perfezione", o forse solo perché di rose era ricco il giardino d’infanzia

della Nostra artista assurgendo a culla dei ricordi più intimi. Non vorrei andar oltre a scomodare Adone e

Afrodite, e calarmi nella leggenda e nel mito che porta la rosa ad essere simbolo universale dell'amore che

vince la morte a favore della rinascita. Dunque la rosa allude a significati molteplici ed antichi, dalle mille

sfumature e colori, e per questo è piena di fascino, ma rimane ancora aperta la domanda sul perché Lucia

dipinga soprattutto rose? Entriamo allora nel merito dei dipinti per un’ulteriore approfondimento al fine di

meglio comprendere la poietica della “Sottili”: Iniziamo dal dipinto “Blue Rose (cm. 40x50 – olio su tela)”: E’

opera mimetica di grandissima qualità, probabilmente una delle più sensuali, ci attrae inevitabilmente. Le

pennellate sono precise e delicate per cogliere la sovranità del fiore per renderlo raffinato ed invitante, con la

sua prospettiva centrale ove ogni petalo pare avere una storia da raccontare, nel raccordarsi agli altri

contribuendo a rendere assonante la voce d’insieme. Il blu qui regge ed

è esplicitato in modo meraviglioso, accompagnandosi mirabilmente alla

perfezione della resa espressiva, sia pel disegnato impeccabile che per le

cromie che trovano appropriate ed armoniose sfumature, e che dire di

quelle gocce di rugiada trasparenti che arricchiscono il fiore come tante

perle posate sui delicati petali; Non è forse questo un voler richiamare ad

un sentimento d’amore puro, ad una storia di vita, ad un vissuto da

ricordare, da stigmatizzare, attraverso la pur semplice ma altrettanto

efficace e profumata nota floreale. Se è tutto questo il potere delle rose

si può ben comprendere che siamo di fronte ad un significativo ciclo

pittorico affrontato dall’artista in queste opere. Ed ora vorrei porre al

centro dell’indagine “Rouge au soir”, opera semplicemente affascinante.

Qui la rosa è descritta non solo come fiore ma come pianta, se ne vede

l’arbusto e vi appaiono oltre al fiore nella pienezza del suo fulgore anche

due bozzoli che presto ne prenderanno il posto, potrebbe sembrare un

richiamo alla famiglia alla vita nelle sue fasi, alla volontà di percorrerla

con naturalezza in serenità. Ed il soggetto “rosa” o “rose” si arricchisce

quando in “Simmetrie della natura”, appaiono due farfalle una posata

su un petalo e l’altra in volo radente sul fiore vicino. Tecnicamente il

colore reso con sfumature tendenti a tonalità arancioni è

stupendamente calato sulla tela, tutto volto a ricercare e conferire

armonia all’opera. Ma vorrei porre l’accento anche sulla bellissima

opera “Il cielo sopra Berlino”, omaggio all’omonimo film capolavoro del

grande cineasta tedesco Wim Wenders. Nel dipinto, realizzato per

essere inserito in una scenografia teatrale, Lucia Sottili riprende una

delle scene principali del film, con protagonisti indimenticabili attori

quali Bruno Ganz (l’angelo Damiel) e Solveig Dommartin (l’acrobata

Marion). Il dipinto fa rivivere i due personaggi principali del film colti nelle loro emozioni, non più di angeli, ma

di persone in carne ed ossa poste di fronte alla vita ed alla forza dell’amore. Un’opera emozionale e coinvolgente,

forse a voler promuovere un inconscio parallelismo pei sentimenti totalizzanti espressi, con il proprio

personale vissuto. Non vado oltre perché credo si sia già capito come è giusto che sia che dietro ogni artista vi

è l’essere umano che è sempre interprete di se stesso e dei suoi bisogni ed è la sua stessa vita che ci appare se

sappiamo leggere con il cuore le sue opere. E Lucia Sottili è un’ottima interprete di se stessa, nel cogliere da

semplici fiori: le rose, ogni sfumatura della sua vita che ci appare ricca di affetti, dolce e piena di sentimento,

di bei ricordi, intensa, laboriosa, romantica, retta da energie positive che oltre che in pittura la vede attiva

nella sua altra amata professione di psicoterapista e qui si capisce di quale spessore è fatta questa donna che

nel ritrarre rose interpreta ed esterna anche in pittura, probabilmente a sua insaputa, una missione di vita.

Concludo con una frase di Lucia che mi dice: “… Esiste l’animale totemico, ma non so se esiste il fiore

totemico, in ogni caso mi piace pensare che la rosa sia il mio fiore totemico”.

Ravarino lì: 14 Febbraio 2016 Commento critico di Franco Bulfarini:

Critico d’Arte contemporanea in Ravarino Modena Italia

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