Dott.ssa Lorenza Bottacin Cantoni
Riflessioni a partire dall'opera di Marina Marongiu.
Gli antichi greci narravano che la pittura fosse nata come ritratto e che fosse frutto di un gesto di amore: una notte, Calliroe, figlia di Boutade, temendo di perdere l'amato, ne disegnò la silhouette seguendo l'ombra proiettata dal giovane alla luce di una lampada a olio.
Il racconto mitico è certamente di fantasia, ma ci suggerisce che vi sia un legame intimo, affettivo, tra dipinto e soggetto reale e che tale rapporto sia mediato dall'artista, che traduce il concreto nel linguaggio del colore.
La mano di Marina Marongiu sembra animata dalla genuina volontà di prendersi cura, con amore, della silenziosa essenza della materia per porla in dialogo con il nostro sguardo e con la nostra comprensione. La pittrice racconta che l'istinto di dipingere sorse, in lei, dalla scelta di ritrarre i propri genitori: una sfida ardua, per chi si avvicina alla pittura per la prima volta, che Marongiu decide comunque di affrontare passo dopo passo, specializzandosi proprio nel ritratto, nella pittura realista e nell'iperrealismo.
Il suo impegno nel rappresentare il vero, insieme a un'attenta esplorazione delle tecniche pittoriche, sottolinea la sua dedizione all'arte. Ritrarre il mondo in modo realistico non vuol dire “copiare” e non comporta di costruire un duplicato bidimensionale del concreto, bensì è un modo per lasciar trasparire l'enigma delle cose e dei volti, conservandone il segreto incanto.
Proprio in virtù della perfetta somiglianza al vero, la pittura di Marongiu riesce a concentrare l'attenzione, mediante un utilizzo gentile e sapiente dei pennelli, sul soggetto raffigurato, isolandolo senza reciderlo dalla trama complessa del mondo.
Particolarmente interessanti sono i ritratti di persone amate, come la figlia Martina, protagonista di opere in cui emerge tutta l'abilità dell'artista nel catturare l'essenza unica degli individui, fino alle piccole increspature delle labbra e al tessuto degli abiti, così come nel porre l'osservatore in una risonanza emotiva che lo conduce a una comprensione personale dell'opera.
La capacità della pittrice nel combinare tecniche differenti non si scopre solo nelle diverse superfici su cui è abituata a lavorare e nell'accurata combinazione dei colori, ma anche nella grande maestria con cui l'artista ricostruisce “alchemicamente” con olio e tela la genuina materia delle cose, come si nota nelle nature morte che, a dispetto del genere, trasmettono una fortissima vitalità (sfido chiunque a non tendere la mano tentando di afferrare una delle succose e turgide ciliegie di “Dulcis in fundo”!).
L'eccellenza tecnica di Marongiu è una testimonianza del potere duraturo delle sue radici e della sua profonda comprensione delle emozioni umane...ma è anche un dono: infatti, quello che l'artista trae dal reale per immortalarlo è, altrettanto, restituito generosamente nell'opera. Marina Marongiu riesce a creare un mondo dove la vita concreta è potenziata dalla profondità dell'immaginazione e caricata di una forza spirituale che la rende, per noi, tangibile perché visibile.