Riccardo Di Stefano (RDS)
Sono molte e non sempre opportunamente catalogate le tipologie iconografiche con cui, fin dai tempi antichi, si è realizzato il genere del “ritratto”.
Etruschi, romani, bizantini, neogotici; artisti del Rinascimento e dei secoli successivi, la nostra attualità compresa, hanno affrontato questa manifestazione dell’arte con caratteri e finalità distintive.
Maria Luisa Toscano si avvicina all'arte grazie soprattutto alle sue qualità di ritrattista; un genere, il suo, legato alla tradizione convenzionale delle “immagini identificanti”, coniugato ai soggetti, mediante la rappresentazione che figura spesso musicanti, maschili in particolare, senza interpretarne le apparenze, le vesti, concentrandosi sul viso, sugli sguardi, sugli atteggiamenti.
Proiezioni di personaggi che popolano la storia della seconda metà del secolo scorso, rivivono grazie ad una specifica attenzione, data da complicate composizioni, riferimenti aggiuntivi, nuove sfumature.
In tale contesto, nell'indagine dell’artista, maturano proposte di evocazione figurativa, diverse indicazioni, in linea con i messaggi che i soggetti ci hanno offerto nel loro operare.
Sul telaio portante di armoniche redazioni grafiche, si evidenziano tessiture dai toni preziosi, quasi porcellanati, inducendo a rispettose distanze, come se si trattasse di miniature ingigantite, là dove l'itinerario della raffigurazione non incontra nessuna variazione strutturale, tranne un pudore prevalente che crea un sentimento d’innata nostalgia, trattandosi, il più delle volte, di soggetti scomparsi.
Nostalgie suggerite nell'intensità dell'intuizione: l’arte che preferisco.
Maria Luisa Toscano, nella sua produzione non da ritrattista, è pittrice sensibile, scava nelle sue emozioni, nei sogni, rincorre attimi perduti, cosa che, essendo dotata di capacità espressive ragguardevoli, fa nascere composizioni originali.
Da ritrattista, diventa amabile osservatrice, impassibile, riassume e modifica fisionomie con capacità, facendo intervenire lo spirito artistico, atteggiamento assente nei copisti, limitati da carenze di concetti e da lacune in ambienti indefiniti a priori.
La Toscano ritrattista, in assenza di giusta lettura, diviene perfettamente intonata ai canoni dell’estetica figurativa contemporanea, ai quali è, invece, non accomunabile.
Questo ci svela come non sia facile percorrere il sentiero del ritrattista, talvolta lusinghevole, spesso infido, perché fugge dalla banalità, dalla retorica, dall’illustrazione senza leziosismi del copista.
Maria Luisa Toscano, supportata dal suo bagaglio interiore che la esorcizza dalle tentazioni populiste, conduce una battaglia artistica con limpida onestà; scavando nel fondo della ricerca, sperimentandone la sofferenza.
La sua pittura, quando spazia nel surreale, si fa messaggio sempre più valido e godibile di quell’eterno femmineo sensibile, creatore di bellezza che in arte, come in letteratura o in musica, ha dato vita a capolavori immortali.