Aldo Maria Pero

Artista di forte personalità, Nikolinka Nikolova ha bruciato le tappe di un'evoluzione artistica di straordinaria intensità e concentrazione sia per contenuti che per soluzioni stilistiche. Da una maniera aerea e leggera ma non troppo dissimile da quella di altri artisti della sua levatura è approdata all'unicum, ossia alla tela assoluta, quella cioè che non trova riscontri. I suoi quadri non hanno bisogno di essere firmati. Sono essi stessi la firma, perché nessuno dipinge come lei.

Vario e ricco di richiami, di allusioni, di ironie, di scatti sarcastici è il suo mondo, un universo in sé concluso che sa tuttavia trovare i momenti dell'incanto, della tenerezza, della pennellata che gode a delineare una libellula o un qualsiasi altro minimo particolare e che sempre più tende alla sicurezza di un tratto che ondulando modula le voci di arcane armonie o di silenzi immemoriali in cui si perde l'osservatore che sogna con le fiabe di Nikolinka, che freme con le sue polemiche, che si irrigidisce di fronte alle sue prese di posizione. E intanto il segno si arricchisce, si fa sempre più preciso, mentre i colori creano una ininterrotta sinfonia che li rende più luminosi, quasi la loro materia non fosse stesa sul quadro ma sorgesse e si espandesse dall'intimo vigore della tela, coinvolta in un fenomeno di trasformazione che segue un suo ordine metamorfico.

Il processo ideale e stilistico di Nikolinka Nikolova ha nell'ultimo anno trovato un ulteriore elemento d'interesse, a partire dal momento in cui l'artista ha cominciato a cimentarsi sistematicamente con la piccola dimensione. Se può essere vera la teoria ellenistica che il sublime sta nelle piccole cose, non è certamente a questo principio che si è ispirata la pittrice bulgara, che ha voluto piuttosto mettere alla prova le proprie capacità di sintesi, come tutti possono constatare. Dipingere su spazi esigui, salvo per coloro che Dante chiamava "alluminatori" o per gli specialisti che nel Settecento e nel primo Ottocento producevano ritratti antesignani della fotografia, ha sempre costituito un problema, affrontato con consapevolezza, e talora con autentico panico, da molti artisti. Senza pretendere di delineare la storia della pittura su piccola tavola, già Roger van der Weyden, secoli or sono, ammetteva la difficoltà di esprimersi su pochi centimetri quadrati così come assai più tardi Paul Gauguin dichiarava la propria incapacità a «restringere in un fazzoletto un mondo di suggestioni» e alcuni anni dopo Matisse scriveva che la dimensione condiziona più o meno consapevolmente il pittore.

Non mi pare che la Nikolova abbia incontrato le stesse difficoltà anche se si può rilevare che molte sue piccole creazioni, di suadente fascino per la capacità di abbinare racconti fantastici ad una precisione di esecuzione davvero degna di un antico decoratore, presentano un aspetto più lineare rispetto ad altra parte della sua produzione.

                                                                                [ALDO MARIA PERO, Aprile 2012]


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