Dott.ssa Enrica Pasqua – (Critica d’arte) periodo 2004/2007 e 2008/2023
Critica opere, Giugno 2007
Le mani appoggiate sul capo, gli sguardi orientati e spalancati sul mondo, le urla, sono solo alcuni dei numerosi ed incredibili stati d’ animo che attraversano e caratterizzano, nel loro evolversi, l’interessante ed innovativo universo artistico e la produzione poliedrica di Paolo Camporota, impegnato prima come sociologo, poi come artista e calatosi perfettamente in questa parte emergente ma la cui amata passione ed attenzione per la ricerca e la realtà sociale non è rimasta celata al pubblico dichiarandosi senza veli nei comportamenti ed atteggiamenti umani dei suoi personaggi pittorici.
L’arte e la psicologia si uniscono e si confondono in un “unicum” pittorico che comunica e giunge allo spettatore, mediante le espressioni forti, inquiete, dirompenti, i gesti diretti, pronti, le azioni decise ed energiche, orientate ad aprire gli occhi sulla realtà odierna, e in seconda istanza a comprenderla nella sua visione più emotiva e talvolta drammatica fino a configurarsi come un prezioso affresco e palcoscenico della moderna e instabile vicenda umana.
Lo studio dei moti dell’ animo che accompagna costantemente la sua opera, a partire dalla definizione dei tratti e delle espressioni dei volti esasperati, conosce in realtà un passato di idee e teorizzazioni in merito che egli tuttavia ha saputo rinnovare dandogli un percorso ed un significato più contemporaneo ed attuale passando e dimostrandosi all’ altezza del più implacabile disegno tedesco, che scolpisce rughe e segni sulla fronte, proprio della tradizione fisiognomica realistica della Germania degli anni 20, sino all’ esasperazione delle proporzioni umane confluendo talvolta in risultati antropomorfi ed eterogenei, memori della pittura misteriosa e fantastica di Max Ernst.
Non meno importante, nella capolavoro artistico di Camporota sembra essere lo spazio e l’attenzione dedicata alla più recente cultura surrealista in cui la definizione dei tratti somatici diventa rappresentazione fisica di un continente interiore agitato e costretto, come i suoi personaggi, da forze e lotte interiori incontenibili ed ancora inesplorate.
Nel vasto panorama della sua produzione artistica trovano posto, accanto a singolari personaggi scaturiti dalla sua fantasia creativa, i riferimenti tipici di chi è ancora fortemente legato alla sua terra d’origine rappresentati dai contadini calabresi, assorti o calati nel loro ambiente di lavoro, e dai paesaggi mediterranei attraversati da suggestivi tramonti purpurei.
La scoperta di un intero e misterioso universo interno all’ uomo si palesa nella definizione dei tratti somatici, nel realismo felino dei denti, tutti abilmente definiti, che a fatica trattengono un furore ed una potenza interiore nel desiderio di trasferirlo fuori dai confini irreali della tela.
Alla malinconia ed alla inafferrabilità degli sguardi sospesi, spalancati, aperti sul mondo contemporaneo e alla fragilità nascosta in essi si contrappongono, come in una lotta, la determinazione e il carattere dominante dei colori contrastanti che spaziano dai blu intensi ai rossi cupi ai gialli vivi e la cui sostanza cromatica è illuminata ed abbagliata da tocchi di luce, da bianchi fulminei, che, come bagliori, si riflettono sulle tempie, sulle vesti quasi metalliche e sintetiche, sulle membra pronunciate ed esasperate.
Il bianco, nella sua veste più pura ed incontaminata dalle vicine profusioni coloristiche si ammira nel suo abito più autentico, solo negli occhi, comunicativi ed espressivi ma racchiusi e trattenuti da una profonda e severa linea nera. E’ in essi, specchio dell’ anima, che si svela l’autenticità dei personaggi scelti dall’ artista nel palcoscenico della sua produzione poliedrica, al di là della cornice tangibile e della maschera caricaturale che li racchiude e li accoglie e dove non possono, ne potranno mai fingere.
Critica (opere 2008-2023)
Un arcobaleno di colori, forti, determinati si fondono insieme in un dinamismo perpetuo e continuo, in incontri inaspettati comunicando nei loro contrasti e nelle loro “danze”, nei loro movimenti “liquidi” e sinuosi emozioni vitali alternate a pensieri e profonde riflessioni sull’essere umano e sulla sua condizione esistenziale. Questa visione e rappresentazione poliedrica e profonda della vita e della quotidianità, questo evolversi in senso metafisico del linguaggio artistico di Camporota è dato appunto dall’uso sapiente e fluttuante del colore che fa da protagonista nella sua nuova produzione artistica. Ora più che mai si accompagna abilmente e come in una sinfonia armonica, alla scelta dei temi e alla sua nuova chiave di lettura della vita: chiara ed esplicita è l’attenzione al mondo della sua terra, protagonista di numerose tele e spesso identificata nei volti dei suoi tradizionali protagonisti, contadini, vecchi, pescatori, immortalati nelle loro posizioni abituali, dentro paesaggi tipici ed arcaici, definiti con autenticità nei gesti e nelle loro fattezze e la dove la tavolozza ha l’arduo compito di tradurre i segni e le fatiche del tempo, di anime che nelle mani rugose e nelle fisionomie consunte palesano le difficoltà e le sofferenze della vita. A questo desiderio di raffigurare attimi di “vita vissuta” che appartiene ad una linea espressiva di matrice più accademica e antica, l’artista alterna, nei suoi nuovi capolavori artistici, un linguaggio più ardito e moderno, decisamente espressionista dove si evince la volontà e la necessità di sperimentare la strada dell’analisi e dello studio delle personalità e delle tipologie umane, talvolta chiare e facilmente riconoscibili nelle loro peculiarità sia fisiche che caratteriali grazie alla chiarezza con cui l’artista le colloca nello spazio o le chiama per nome come “Il prevaricatore” o “L’allegro vecchietto” e talaltra, invece, lasciando spazio all’interpretazione e alla fantasia ed immaginazione personale di chi le osserva. Volti celati nella loro ambiguità e nel loro desiderio inespresso dove “nulla è come appare”, volti che s’ incontrano - come nel “Il soffio” - in un bacio mascherato ma che comunicano ugualmente, nonostante il loro tentativo di nascondersi nel loro anonimato, emozioni pulsanti e preponderanti cha arrivano a colui che le guarda. Nella sua produzione trovano un posto centrale ritratti eclettici dove una linea continua ed incisiva definisce i contorni e fa da cornice ai profili di fisionomie ed oggetti esaltando ancor di più l’intensità del colore, le vibrazioni e i giochi della luce e gli effetti della natura. Attese, tentazioni, rinascite, ritorni e tramonti di ricordi si susseguono nella nuova serie artistica spaziando dalle tonalità calde che definiscono visibilmente interi paesaggi e volti comunicando energia e carica vitale a quelle più fredde e alternative e desuete che conferiscono carattere ai personaggi e alle figure e trasmettono la nostalgia e i fantasmi del tempo. Esso è disteso in zone e campiture larghe e copre l’intera superficie della tela con pennellate energiche e giochi chiaroscurali, a ricordare come i pensieri, senza tregua, colmano interamente ed in perpetuo la nostra esistenza, di essi non ci liberiamo mai…..fanno parte essi stessi dell’opera della vita e della dura realtà con cui talvolta si scontrano con violente e pulsanti emozioni in una lotta senza fine.
Prof.ssa Enrica Pasqua, storico e critico d’arte.