Il mio Manifesto

Sono un pittore autodidatta. Ho iniziato a dipingere poco più di due anni e mezzo fa, spinto da un desiderio profondo di comunicare attraverso la materia e il colore. La mia formazione libera e istintiva mi ha permesso di sviluppare un linguaggio personale, fatto di un uso libero dei colori: stratificazioni, sovrapposizioni, contrasti che creano texture dense e superfici vibranti.

Nei primi lavori, le mie città erano visioni leggere e spontanee: scene urbane immaginate, dai colori brillanti e atmosfere quasi giocose. Questa fase ha rappresentato una prima esplorazione della pittura come esperienza diretta e comunicativa, e ha consentito di consolidare la mia identità artistica.

Parallelamente, ho portato avanti un’esplorazione in ambito astratto, sperimentando una pittura libera, fatta di gesti e stratificazioni cromatiche ispirate a grandi maestri come Jackson Pollock e Mark Rothko. Alcuni di questi lavori sono stati selezionati in contesti curatoriali internazionali, tra cui due curatele in collaborazione con SINGULART a New York. Questa ricerca ha approfondito il rapporto tra colore, materia e spazio pittorico, e costituisce la base anche dei miei paesaggi urbani: città che nascono da campiture astratte di colore e texture, successivamente organizzate e personalizzate attraverso la sovrapposizione di case e architetture compresse.

Oggi il mio lavoro si è evoluto verso una pittura più consapevole e critica. La città, con i suoi ammassamenti e stratificazioni, è diventata il cuore della mia ricerca, metafora della condizione umana e specchio delle contraddizioni del nostro tempo. La mia pittura si articola su tre grandi filoni:

1. **La città vulnerabile** – L’urbanizzazione indiscriminata e il cambiamento climatico rendono le città fragili: alluvioni, frane e catastrofi improvvise cancellano in un attimo le certezze delle persone, distruggendo famiglie, memorie e comunità.

2. **La città ferita dall’uomo** – Guerre, tirannie, economie feroci e false democrazie segnano il tessuto urbano e sociale. Il sangue versato, le ideologie manipolate, la religione usata come strumento di potere rimangono visibili nelle mie città come cicatrici e memorie collettive.

3. **La città divisa** – La dicotomia eterna tra centro e periferia: i quartieri centrali, vetrina del potere e della mondanità, contrastano con periferie degradate e marginali, dove la vita quotidiana scorre tra strade rotte, assenza di servizi e insicurezza. La marginalità diventa destino, mentre chi governa finge di non vedere.

Questi filoni convivono e si intrecciano in un’unica visione: la città come organismo complesso, in cui conflitti, fragilità e memorie si stratificano come il colore sulle mie tele. Dipingo città universali, non geografiche, che rappresentano speranza e catastrofe, costruzione e distruzione, memoria e oblio.

Attraverso texture dense, stratificazioni cromatiche e sovrapposizioni architettoniche, cerco di restituire l’intensità, la complessità e la tensione che abitano questi spazi. Ogni tela vuole essere un invito a guardare la città non solo come un insieme di edifici, ma come un organismo vivo che porta con sé le ferite e le aspirazioni della nostra epoca.

Il mio percorso, iniziato da poco ma già segnato da riconoscimenti e selezioni internazionali, continua a evolversi. Dai lavori più lirici e accessibili degli inizi sto transitando verso una ricerca sempre più consapevole e critica, in cui la pittura diventa strumento di riflessione, memoria e racconto della condizione umana.

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