Teo Marcucci

Nelle composizioni pittoriche di Rosario Ardilio quello che si avverte immediatamente ad un confronto visivo con la sua opera, è il lucido innesto di un linguaggio neo-metafisico nella trama del quotidiano, con le sue vicissitudini, asprezze, angosce.

Nasce così una pittura in cui il senso del mistero, reso senza orpelli retorici, ma con gusto sobrio, diventa uno stimolo importante per un positivo dialogo con l’osservatore attento e sensibile. Infatti Ardilio è un pittore riflessivo, non si affida agli incanti, spesso ingannatori di un estro facilmente “ispiratore”, ma cadenza le sue immagini con un’impronta compositiva equilibrata e coerente.

Anche il colore naturalmente è partecipe di questo equilibrio con toni che variano dall’azzurro, all’ocra, al rosa.

Nei suoi dipinti pochi elementi figurativi sono disposti con un ordine quasi razionale, ma talvolta inquietante, come avviene nel suggestivo “Ombre”.

I suoi spazi sono lucidamente prospettici, si configurano come quinte teatrali in cui va in scena il dramma o la commedia della vita. Ed è proprio questa fusione di metafisica e quotidiano,

mediata da limpide associazioni oniriche, che consente alla pittura di Ardilio di superare le strettoie di un linguaggio puramente aneddotico o descrittivo.

La sua metafisica non propone giudizi indiscutibili, ma stimola piuttosto domande.

Il più significativo risultato, questo, della sua ricerca pittorica.


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