Prof. Carlo Vercelli
Al cuore della pratica, Sara Cattabiani trova nella sua ricerca la trasformazione continua di oggetti e
immagini, attraverso traiettorie di trasmissione ed incontro. Le cose quando vengono toccate dalla
mano dell’uomo diventano precarie.
L’artista analizza la vita ambivalente degli oggetti che la compongono. La ricerca si muove tra
osservazioni ravvicinate della realtà quotidiana in cui i sette vizi capitali sono sempre ben presenti.
La lussuria, la gola, l’avarizia, l’accidia, l’ira la superbia e l’invidia si intersecano nell’immagine in
modo indefinito ma allo stesso tempo anche ben delineato e chiaro.
Nella sua opera si intravvede un rimando alla pittura realista che comunica con immagini tratte dalla
cultura popolare e dalla sua vita personale, suscitando così una bizzarra sensazione di temporalità.
Il suo lavoro può essere interpretato come allegoria dell’esperienza contemporanea, nella quale
l’immagine stessa viene percepita come una interfaccia, ovvero un mezzo per individuare
attenzione, sensazioni all’interno dello spazio sociale sempre più virtualizzato.
L’opera di Sara Cattabiani esplora i modi in cui i concetti come memoria, trauma, identità e
appartenenza si situano nella realtà circostante. Fin dove possiamo spingerci per oltrepassare i
nostri limiti fisici? La realtà e l’immaginazione possono coesistere? Questa è la domanda che
scaturisce guardando l’opera dell’artista, che ruota intorno alla ridefinizione delle idee, di
fallimento, utopia e sogno.
Tramite la narrazione dell’opera in esame, l’artista indaga l’ossessione dell’essere umano per il
superamento dei propri limiti, sfidando continuamente se stesso nelle relazioni fisiche e metafisiche
tra uomo, spazio, materia e sogno, gravità e controllo e fornendo anche risposte sulla fragilità
dell’essere umano.
La logica diventa un’importante mezzo per definire il concettualismo del surrealismo. L’artista
delinea una rete di scelte linguistiche, mescolando oggetti di diversa natura e mantenendo nello
spettatore la consapevolezza di una condizione di transito costante dall’oscurità che i vizi cagionano.
L’opera non si presenta dunque come un inventario di idee a circuito chiuso, bensì come sostegno
per la trasformazione di problematiche contemporanee; un archivio di sensi che genera una matrice
poetica, che mira a mettere in discussione questo mondo senza speranza in cui i miracoli sembrano
non esistere.
L’artista con una tecnica tenace delinea una forte sensibilità emotiva, offrendo allo spettatore una
speranza ideativa per un mondo sempre più umano e consapevole.
Prof. Carlo Vercelli
Critico e Storico dell’Arte