bozzetto n°2
Descrizione
-Il tratto è nervoso, stratificato, quasi insistente: la linea non descrive, interroga.
Non c’è contorno definitivo, ma una continua ricerca del volto.
Il volto emerge più per accumulo che per sottrazione: segni che si sovrappongono come se l’identità fosse il risultato di più tempi, più stati interiori.
Il colore (rosa, ocra, azzurro tenue) non addolcisce il disegno: lo rende umano, vulnerabile.
È un colore che respira, non che decora.
Lo sguardo è il fulcro: non guarda lo spettatore in modo frontale, ma nemmeno si sottrae. È uno sguardo che sembra restare, come in ascolto.
Questo non è un ritratto “somigliante”, ma un volto come luogo di tensione.
Si avverte: una fragilità vigile, non rassegnata
una stanchezza che non è resa, ma consapevolezza
una presenza silenziosa, quasi trattenuta
Il segno marcato sul viso – soprattutto attorno agli occhi e alla bocca – suggerisce una vita che ha inciso, non un’espressione momentanea.
Questo lavoro dialoga molto chiaramente con ciò che un tempo definii altrove:
"non disegno quello che vedo, ma quello che sento"
Qui il volto diventa: memoria, esperienza,tempo incarnato
È un volto che potrebbe appartenere a chiunque, e proprio per questo non è “chi” ma “condizione”.
Una frase che potrebbe accompagnarlo:
Non chiede di essere riconosciuto.
Chiede solo di non essere dimenticato.
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