Tentaculum
Descrizione
L’opera rappresenta un corpo umano avvolto dai tentacoli di un polpo. Ma non si tratta di un’aggressione. È un abbraccio ambivalente, a metà tra il conforto e il soffocamento.
“Tentaculum” mette in scena il tema dell’attaccamento. L’attaccamento alle proprie radici, ai propri affetti ai ricordi. Ma anche l’attaccamento ai propri blocchi emotivi, alle paure, all’incapacità di chiedere aiuto.
Il soggetto ritratto si trova in un limbo liquido: immerso fino al petto in un’acqua scura, oscura come l’inconscio. Le ventose dei tentacoli sono la testimonianza fisica di un legame che fa male ma che non si riesce a spezzare. Il gesto delle mani, che allo stesso tempo stringono e respingono, rivela un conflitto universale: quello tra il desiderio di appartenere e il bisogno di liberarsi.
Cosa tratteniamo per amore, per abitudine, per paura? E cosa ci trattiene, senza che ce
ne accorgiamo?
Il volto del soggetto non guarda, ma sente: gli occhi chiusi raccontano una scelta non ancora compiuta, un momento sospeso tra la resa e il riscatto. È attaccato al proprio mare, come al proprio dolore. La luce emerge dallo sfondo nero come verità improvvisa, tagliando la scena e mettendo a nudo la carne, il trauma, la memoria.
Il polpo, simbolo di trasformazione e resilienza, diventa qui specchio dell’animo umano:
fragile, contraddittorio, mutevole.
“Tentaculum” è un invito a riconoscere i nostri attaccamenti, a guardarli in faccia, e a
domandarci:
ci proteggono o ci trattengono? Ci definiscono o ci limitano? Ci fanno vivere o ci
impediscono di farlo?”
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