Biografia
Biografia di Francesco “Cico” Montorselli
Francesco Montorselli, detto Cico, nasce a L’Aquila e cresce a Cesaproba, un piccolo paese di montagna immerso nel cuore degli Appennini abruzzesi. Le radici, la natura e la dimensione intima del borgo segnano profondamente la sua sensibilità e il suo futuro percorso artistico.
Nel 1996 si diploma come maestro d’arte del legno presso l’Istituto d’Arte de L’Aquila, sviluppando una solida formazione tecnica e un rapporto diretto con la materia. Nel 1999 si trasferisce a Roma, dove prosegue gli studi artistici e affina le proprie competenze nell’ebanisteria presso la bottega dei maestri Gianni e Giuseppe Fubelli, custodi di una tradizione artigiana rigorosa e raffinata.
Gli anni romani rappresentano per Montorselli un periodo di intensa crescita. Entra in contatto con artisti di grande rilievo, tra cui Giacinto Cerone, figura di spicco della scultura contemporanea italiana. La frequentazione del suo studio a Santa Croce in Gerusalemme si trasforma presto in una collaborazione diretta: Montorselli diventa allievo del maestro, lavorando al suo fianco e partecipando alla realizzazione delle sue opere.
L’eredità di Giacinto Cerone (2000–2004)
L’incontro con Cerone segna una svolta decisiva nella vita e nella formazione di Montorselli. Dal 2000 al 2004 si sviluppa un dialogo profondo, fatto di osservazione, ascolto e lavoro condiviso. Cerone gli trasmette non solo tecniche e visioni, ma soprattutto un modo radicale di “abitare” la materia: un rapporto fisico, istintivo, quasi rituale, in cui il gesto diventa linguaggio e lo spazio assume una presenza viva.
Per Montorselli, Cerone è un vulcano creativo, un’energia capace di travolgere e di spingere a ripensare continuamente il senso della forma. Nei lunghi momenti di lavoro in bottega apprende la potenza del gesto puro, la capacità di lasciare che la materia reagisca, si opponga, si trasformi. Assimila l’idea che la scultura non sia un oggetto da modellare, ma un corpo con cui entrare in relazione: un territorio di tensioni, rivelazioni e ascolto.
Il maestro gli insegna anche la disciplina dello sguardo: leggere il peso, il ritmo, il respiro delle forme; riconoscere il momento in cui la materia “parla” e il gesto diventa necessario.
Questa eredità non genera imitazione, ma una impronta profonda. Nelle opere di Montorselli riaffiorano la forza primordiale del gesto, l’inquietudine che cerca forma, la tensione tra fragilità e potenza: elementi che Cerone ha saputo accendere e che l’artista ha trasformato in una voce personale e riconoscibile.
Gli anni trascorsi accanto al maestro diventano così un vero laboratorio di vita e di arte: un apprendistato che supera la tecnica e apre Montorselli alla consapevolezza del proprio ruolo di artista, alla responsabilità del creare, alla necessità di ascoltare la materia e il proprio istinto.
Un’eredità che continua a vibrare nelle sue opere, come una scintilla originaria che non smette di generare movimento.