Prof. EMIDIO DI CARLO (Critico d'Arte, Giornalista)

L'arte globale di Enrico Di Sisto

Se è vero che nel tempo della globalizzazione anche le distanze appaiono azzerate (nell'accezione del tempo e dello spazio), il mondo dell'Arte ne appare ugualmente segnato, sia pure nell'apparente variegata manifestazione. Costantemente si hanno riscontri di una società sempre più multinazionale. Tutto rimbalza da un continente all'altro, appiattendo ed unificando i volti e gli accadimenti nelle città. La visione globale del sociale appare impregnata di realistiche e concettuali testimonianze. Nell'arte, largamente radicata resta la cultura figurativa, in particolare quella della seconda metà del secolo XX. Le esperienze delle varie generazioni hanno copiosamente attinto, estrapolato e, infine, innalzato a modello le immagini-simbolo della società dei consumi. Si pensi al feticistico repertorio oggettuale dei cibi ( esempio: "Hamburger") degli anni Sessanta, di Claes Oldemburg o alle "210 bottigliette di Coca Cola", del 1962, di Warhol. Non si può ignorare come la componente classicista sia stata spesso presente (talvolta detonante nelle diverse accezioni concettuali) nell'opera pittorica di moltissimi artisti: a partire dal Trecento (Arnoldo di Cambio e, via via, Donatello, Masaccio, ecc.) fino alle opere neo-classiche di Picasso degli anni Venti e Trenta. Nella figurazione di Enrico Di Sisto il disegno e il colore sono le colonne portanti di un programma narrativo nei cui capitoli si intersecano delle smaniose testimonianze del passato e gli umori nel presente. L’insieme realizza una visione globale delle attività umane. Le opere puntualizzano storie di ieri e vicende odierne. L’impianto è costantemente grafico-pittorico, evidenzia un diligente quanto appassionato mestiere nel quale s'appaga la quotidiana inquietudine umana e spirituale dell'artista. Diviene allora concreta una nuova linea tematica, "post-figurativa": satura di conoscenze e di proposizioni, a volte anche critiche, sugli accadimenti nella propria contemporaneità. "Minatori in Brasile", del 2006, è un ricco repertorio, d’imponente costruzione, dove l'uomo e la natura formano un insieme compatto di materia; dove la vena descrittiva è esaltata in ogni particolare e con quella la carica espressionista che ricorda le più significative opere guttusiane ("L’occupazione delle terre incolte in Sicilia" del 1949-50; "La Vucirria", del 1974) "Allegoria della danza" è un’altra composizione complessa. Qui la memoria indugia sugli aspetti formali e dinamici delle "ballerine" degassiane; con una veloce rievocazione letterario-figurativa del classicismo remoto (lo si evince dalla "presenza" di un ipotetico Icaro), del mosaico (la decorazione alessandrina?) e l'esaltante trifora rinascimentale la cui "luce" s'irradia nell’interno, dall'alto (come nell'ordinaria figurazione religiosa che ha riempito le chiese dal Quattrocento ai nostri giorni) scolpendo e rendendo concrete le presenze dei protagonisti. Poi la corsa in bicicletta "Verso il Terminillo", del 2010. Qui il riferimento alla "simultaneità" futurista di Giacomo Balla ("Bambina che corre sul balcone", del 1912) appare superata da una super puntigliosa fedeltà descrittiva della "velocità" che sovrintende alla ferrea composizione attenta a non trasbordare nell’irrazionale e, quindi, nell’astrazione. Il "Neo-Futurismo" di Enrico Di Sisto si fonda però sull’esaltante funzione della "linea". Generata sull'apparente finito pittorico, con foga gestuale, segue percorsi irregolari, solca e frammenta l’impianto unitario figurativo prefigurato, senza trovare ostacoli, in ogni direzione. Ciò comporta una decisiva decostruzione formale proponendo un Realismo di nuova entità semantica, il "Post-figurativismo", appunto, una sorta di "Neo-Raggismo" che recupera e rilancia le lontane esperienze "astratte" futuriste di Michail Larionov ("Ritratto di V. Tatlin", del 1913) o di Gerardo Dottori ("Miracolo di luci, volando", del 1932). La "linea" (ben oltre la fase di "ricerca") è divenuta il motore portante che amalgama il reale e il surreale immaginario figurativo. La consolidata esperienza descrittiva grafico-pittorica, rappresenta il nuovo cammino poetico, il "modello classico" di Enrico Di Sisto edificato sulla concretezza figurativa capace di esprimere una visione globale dell'Arte e della società del proprio tempo. 

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