C'EST LA VIE
di Rosss
Descrizione
novembre 2024-
“C’EST LA VIE” è un’opera astratta è un’opera astratta che esplora il percorso della vita, con i suoi alti e bassi, gli ostacoli, le vittorie e i giorni bui.
L’autrice ha usato la tecnica dell’acrilico a spatola e a pennello, creando una sorta di “spina dorsale” che accompagna la vita di ciascuno, dove le forze si mescolano, si sommano, si sovrappongono in un continuum senza cesure o pause.
L’uso di una palette cromatica molto varia e variegata, viene coperta, scoperta ed accompagnata dalla presenza di un bianco perla che parte dal centro e si dipana verso l’esterno. L’alternanza di luci ed ombre così ottenute è intervallata dall’uso della tecnica del dripping e del graffito sulla campitura.
I colori rappresentano fili susseguenti di esplorazione mentre i graffi sulla “spina dorsale” sono le ferite sulla nostra pelle e sull’anima che ci aiutano a progredire; infine gli schizzi di colore rosso in contrasto rappresentano altri momenti negativi che caratterizzano il viaggio dell’uomo durante la sua esistenza .
(opera UNICA – con certificato di autenticità)
ulteriore critica a cura di Giorgia Anzalone (nella sezione critiche)
opera facente parte del progetto : ORIZZONTI NON ORIZZONTALI
Il progetto Orizzonti non orizzontali nasce dall’esigenza di interrogare la forma stessa del limite. L’orizzonte, tradizionalmente concepito come una linea stabile e rassicurante, viene qui messo in discussione, inclinato, spezzato, moltiplicato. Diventa un territorio di passaggio, un luogo in cui la percezione si apre a nuove possibilità e la materia pittorica assume il ruolo di guida.
Le opere che compongono la serie si sviluppano attraverso stratificazioni, incisioni, colature e gesti che non cercano la rappresentazione del paesaggio, ma la sua evocazione emotiva. Le superfici si fanno membrane sensibili: accolgono tensioni, vibrazioni, fratture, riflessi. L’orizzonte non è più un confine tra cielo e terra, tra luce e ombra, ma un punto di contatto tra interiorità e mondo, tra ciò che appare e ciò che si trasforma.
In questo percorso, la materia diventa linguaggio. Le verticalità che si riflettono, le linee che si piegano, le cromie che emergono e si dissolvono costruiscono paesaggi che non appartengono a una geografia reale, ma a una geografia del sentire. Ogni opera è un attraversamento: un invito a sostare nel luogo in cui l’immagine si apre e lo sguardo si lascia condurre oltre la sua stessa abitudine.
(critica sull'opera da parte di Giorgia Anzalone)
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