DONNE INVISIBILI
Descrizione
L'OPERA E' ESPOSTA NEL PADIGLIONE DEL GUATEMALA ALLA 61.BIENNALE DI VENEZIA, INIZIATA IL 9 MAGGIO 2026 E CHE TERMINA IL 22 NOVEMBRE 2026
L'opera "Donne invisibili" è esposta nel Soy artistic group del PADIGLIONE del GUATEMALA alla 61.BIENNALE DI VENEZIA e resterà in mostra fino al termine della Biennale di Venezia (22 novembre 2026).
Scrivono di me: Il Maestro figura nel padiglione con “Donne invisibili”, un lavoro dall’atmosfera rarefatta, ove è bandita la contingenza spazio – temporale. Tutta l’economia dell’opera è imperniata sull’immagine evanescente e ieratica di una donna Maya in bilico tra presenza e assenza, la quale, in silenzio e con dedizione, contribuisce al sostentamento ed al mantenimento di tradizioni e di antiche memorie etniche. La scura e quasi indistinta sagoma muliebre vuole catturare l'attenzione dell'osservatore per trasportarlo, come in un processo alchemico, al centro della spiritualità di un popolo dalle radici ben salde, per tramandare saperi e antiche usanze culturali. Sullo sfondo, ovattato e rarefatto, volteggiano e danzano elementi in rilievo a simboleggiare pensieri, pregiudizi, ricordi di usi e costumi di un tempo antico, che ritornano per celebrare la vitalità dell'esistenza senza tempo e senza fine dell'intera umanità.
L’opera presentata da Franca Fabrizio è un inno al ruolo della donna maya quale depositaria, tra presenza e assenza, di un prezioso e antico bagaglio culturale. “Las Invisibles” è il titolo della mostra del padiglione nazionale Guatemala presente alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte- La Biennale di Venezia, a cura di Stefania Pieralice e Elsie Wunderlich, con commissario il Ministro della Cultura e dello Sport Liwy del Carmen Immacolata Grazioso Sierra, presso lo Spazio Berlendis, in Cannaregio. In linea con il progetto curatoriale di Kyoto Kouoh, dal titolo “In Minor Keys”, secondo cui: “Le tonalità minori sono anche isole minori: mondi in mezzo agli oceani, con ecosistemi distinti e infinitamente ricchi, vite sociali articolate — nel bene e nel male — all’interno di strutture politiche ben più vaste”, il Guatemala si rifà all’universo delle antiche culture maya, costituito da pratiche, rituali e abitudini che si ripetono, depositarie di una diversità antropologica ispirata al sogno utopico di pace e equilibrio interiore, di relazione con Qachu Alom (Nostra Madre Terra). In tali comunità la donna spesso è depositaria di una storia millenaria da tramandare, fatta di memoria collettiva e sopravvivenza identitaria.
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