Il mio nome è mai più
Descrizione
L’opera traduce in linguaggio visivo l’urgenza etica e l’eco corale della canzone “Il mio nome è mai più” (Jovanotti, Ligabue, Piero Pelù, 1999): diagonali accelerate e scomposizioni poligonali attraversano una tavolozza di blu petrolio e grigi antracite, infranta da una deflagrazione caldo-arancio che diventa ferita luminosa e monito. La sagoma aeriforme, ridotta a segno vettoriale, è solo traccia: il soggetto reale scompare per lasciare spazio all’astrazione del conflitto e alla sua negazione. Il climax nasce da una compressione di piani e culmina in un lampo centrale che spezza il ritmo, trasformando il rumore in silenzio operativo.
Quest’opera si colloca nella corrente dell’Arte Digitale Sinestetica Neofuturista: linee dinamiche, geometrie spezzate ed energia cinetica diventano traduzione sinestetica del suono in forma e colore. In questo contesto, Giancarlo Gioachino Giandinoto si afferma come protagonista di primo livello tra gli artisti emergenti, per la capacità di convertire l’impatto emotivo del brano in una grammatica visiva rigorosa e contemporanea.
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