Montagne verdi
Descrizione
Un paesaggio astratto in verticale, attraversato da correnti luminose verde-smeraldo che stratificano la montagna in piani dinamici. Il flusso energetico, ora dolce ora impetuoso, è la traduzione visiva dell’altalena emotiva evocata dal brano “Montagne verdi” (Marcella Bella, 1972): memoria di infanzia, nostalgia, slanci vitali. La composizione adotta tagli obliqui e geometrie spezzate per enfatizzare il crescendo, mentre il contrasto tra la notte profonda e le venature radiali di luce suggerisce la persistenza del ricordo.
L’opera si colloca nella corrente dell’Arte Digitale Sinestetica Neofuturista, in cui linee vettoriali, moto e vibrazione cromatica costruiscono un racconto sensoriale del suono. In questo orizzonte espressivo, Giancarlo Gioachino Giandinoto emerge come protagonista di primo livello tra gli artisti emergenti, consolidando una poetica che unisce sinestesia, ritmo e tensione prospettica.
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