IO SONO TEMPESTA
di Rosss
Descrizione
“IO SONO TEMPESTA” è un’opera astratta, che cattura l'intensità delle emozioni umane attraverso strati di colori e texture.
L’artista ha voluto catturare l'intensità delle emozioni umane attraverso un dialogo di colori vividi e sferzanti, evocando una tempesta rabbiosa sul mare. I toni del blu profondo e del rosso intenso si mescolano con il colore scuro dell'acqua, riflettendo gli spruzzi schiumosi delle onde agitate.
Le pennellate energiche e le texture materiche creano un senso di movimento continuo, a sottolineare le increspature e la burrasca in piena furia.
La combinazione di colori e la tatticità del quadro, porta alla presenza dello spettatore la complessità delle emozioni contrastanti che ogni persona si trova ad affrontare nella vita.
L'opera invita lo spettatore a immergersi in un tumulto di sensazioni, rispecchiando la lotta interiore tra la calma e il caos.
(opera UNICA – con certificato di autenticità)
opera facente parte del progetto : ORIZZONTI NON ORIZZONTALI
Il progetto Orizzonti non orizzontali nasce dall’esigenza di interrogare la forma stessa del limite. L’orizzonte, tradizionalmente concepito come una linea stabile e rassicurante, viene qui messo in discussione, inclinato, spezzato, moltiplicato. Diventa un territorio di passaggio, un luogo in cui la percezione si apre a nuove possibilità e la materia pittorica assume il ruolo di guida.
Le opere che compongono la serie si sviluppano attraverso stratificazioni, incisioni, colature e gesti che non cercano la rappresentazione del paesaggio, ma la sua evocazione emotiva. Le superfici si fanno membrane sensibili: accolgono tensioni, vibrazioni, fratture, riflessi. L’orizzonte non è più un confine tra cielo e terra, tra luce e ombra, ma un punto di contatto tra interiorità e mondo, tra ciò che appare e ciò che si trasforma.
In questo percorso, la materia diventa linguaggio. Le verticalità che si riflettono, le linee che si piegano, le cromie che emergono e si dissolvono costruiscono paesaggi che non appartengono a una geografia reale, ma a una geografia del sentire. Ogni opera è un attraversamento: un invito a sostare nel luogo in cui l’immagine si apre e lo sguardo si lascia condurre oltre la sua stessa abitudine.
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